David Bowie: la storia della sua collaborazione con John Lennon

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David Bowie: la storia della sua collaborazione con John Lennon

Le due leggende lavorarono insieme sul brano Fame, primo singolo estratto dall'album Young Americans

Nel 1975 David Bowie ha un’idea: «Avrei dovuto fare un album di successo in America per consolidare la mia posizione, e quindi l’ho fatto. Non è stato molto difficile». Il grande trasformista del rock cambia maschera ancora una volta: in tre anni ha creato i personaggi di Ziggy Stardust, Aladdin Sane e Diamond Dogs e ora diventa un dandy innamorato della musica nera americana per la quale ha già coniato una sua personale definizione: Plastic Soul.

Tutto comincia nel luglio del 1974 quando durante un tour in America, Bowie arriva a Philadelphia, entra nei Sigma Studios della leggendaria etichetta Philadelphia International Records e scopre la nuova musica soul americana di Luther Vandross, raffinata ed elegante e realizzata con una produzione molto curata. Ad introdurlo in questo nuovo mondo c’è il chitarrista di origine portoricana Carlos Alomar che lo accompagnerà sul palco fino alla fine della sua carriera con il suo suono scintillante e visionario. «David arrivava in studio a mezzanotte e se ne andava alle undici del mattino, viveva in un tempo capovolto» ha raccontato il suo amico e produttore Tony Visconti, «Ma l’atmosfera era elettrica». Il disco “americano” di David Bowie nasce in sole due settimane di lavoro ai Sigma Studios con una band di cui fanno parte i migliori session man della città, si intitola Young Americans e arriva al n.9 in classifica negli Stati Uniti e al n.2 in Inghilterra.

«Stavolta niente fantascienza o concetti strani» dice Bowie alla stampa per presentare Young Americans «Questo album è pura spinta emozionale». A lanciare il disco c’è un singolo in cui Bowie descrive con cinismo il mondo dello show business su un fantastico ritmo Plastic Soul, numero uno in classifica in America il 25 luglio del 1975: si intitola Fame ed è il risultato della straordinaria collaborazione con John Lennon.

Nel 1974 David Bowie è a New York, affitta due suite al Pierre Hotel e si incontra spesso con John Lennon, che vive a New York da quando si sono sciolti i Beatles. Un giorno prenotano gli studi Electric Ladyland Studios (costruiti da Jimi Hendrix), cominciano ad improvvisare e registrano una cover di Across the Universe dei Beatles e un pezzo che nasce da un riff funky di Carlos Alomar (che il chitarrista ha scritto per la cover di Foostompin della band doo wop The Flairs, ma Bowie giudicava sprecato per una cover) e da un testo pungente e carico di ironia scritto da John Lennon.

Si dice che Bowie fosse entusiasta di cantare quel testo per attaccare il music business e chiudere il suo rapporto difficile con Mainman Management che aveva gestito la sua carriera fino a quel punto. «John è la persona che mi ha fatto capire che tutti i manager sono una schifezza. Mi ha spinto a lavorare senza vendere la mia vita a nessuno» ha detto Bowie, «Se sei intelligente capisci quello che vali, e se sei creativo sai quello che vuoi fare». Il rapporto con la fama e il successo diventa importante per Bowie come per Lennon, che ha dovuto iniziare a gestirlo fin da giovanissimo con i Beatles e ancora di più nella sua impegnata carriera solista, e Fame diventa la loro presa di posizione definitiva, provocatoria e geniale, sul culto della celebrità. La cosa curiosa è che diventa anche il loro più grande successo in America. «Per quanto arrogante fosse la nostra generazione, noi tutti sapevamo che facendo qualcosa di davvero buono saremmo diventati famosi. Adesso la gente farebbe qualsiasi cosa per essere famosa, e non è la stessa cosa» diceva Bowie, «La fama non è niente. Il massimo che ti può dare è avere un buon tavolo al ristorante».

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