"Elvis morì per problemi di salute congeniti, non a causa delle dipendenze". Una nuova biografia fa luce sulla scomparsa del Re

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"Elvis morì per problemi di salute congeniti, non a causa delle dipendenze". Una nuova biografia fa luce sulla scomparsa del Re

Il biografo Sally Hoedel sostiene che i problemi di salute di Elvis fossero dovuti a fattori genetici

Nel 1979, due anni dopo la scomparsa di Elvis Presley avvenuta il 16 agosto 1977 nella sua casa di Graceland a soli 42 anni, Neil Young canta nel brano Hey Hey My My: «Il Re è morto ma non è stato dimenticato». La morte di Elvis Presley ha sempre affascinato il pubblico per il mistero, la decadenza e il grande vuoto che ha lasciato.

Il Re del rock’n’roll era ormai spento e in soprappeso, segnato dalle dipendenze e da vari problemi fisici, eppure sempre sul palco a interpretare il suo personaggio un concerto dopo l’altro, intrappolato nella incredibile macchina da spettacolo che era stata costruita intorno alla sua voce e al suo straordinario personaggio. John Wilkinson, il chitarrista che ha lavorato con lui negli ultimi anni, lo ha descritto in modo inquietante: «C’era qualcosa che assolutamente non andava nel suo fisico, stava così male che le parole delle canzoni spesso erano totalmente indecifrabili».

Riesce comunque a fare concerti memorabili, fino all’ultimo avvenuto il 27 giugno 1977 alla Market Square Arena di Indianapolis davanti a 18.000 persone.

Una nuova biografia scritta da Sally Hoedel e intitolata Elvis: Destined to Die Young sostiene però che la sua progressiva decadenza fisica e i problemi che lo hanno portato alla morte la mattina del 16 agosto (alle 9.30, dopo una notte insonne e dopo aver assunto molti barbiturici Elvis va in bagno con una copia del libro A scientific Resaerch for the Face of Jesus. La compagna Ginger Alden lo trova privo di vita sul pavimento alle 13.30) sono state causate non dalle dipendenze ma da un problema genetico. Non è una tragica coincidenza che Elvis sia morto a 42 anni e sua madre Gladys a 46. In base alle sue ricerche anagrafiche e scientifiche, Hoedel sostiene che il fatto che i nonni materni di Elvis fossero cugini ha scatenato una serie di problematiche genetiche che hanno portato ad una fine prematura di tre zii oltre alla madre: «Elvis e Gladys hanno avuto lo stesso periodo di decadenza fisica, durato quattro anni» dice Sally Hoedel.

«Elvis aveva vari problemi di salute congeniti, dall’immunodeficienza all’insonnia cronica, che sono stati nascosti per anni dall’abuso di medicinali». La vicenda familiare della famiglia Presley affonda le sue radici nella povertà (Elvis è nato l’8 gennaio nel 1935 in una piccola casa di legno che il padre ha costruito con le sue mani a Tupelo, Mississippi) e il che spiega anche il matrimonio tra cugini all’origine di tutto. «La vita di Elvis Presely sembra una storia di decadenza e distruzione» scrive la Hoedel, «Ma in realtà era una storia di sopravvivenza attraverso la povertà e la malattia fino ad una fama e un successo che non era mai esistito prima e che lui ha dovuto gestire da solo». La figura più controversa è quella del suo medico personale George C. Nichopoulos che gli avrebbe prescritto farmaci e antidolorifici senza criterio, portandolo alla dipendenza: «In base alla mie ricerche, Dr. Nick (come veniva chiamato) ha sempre cercato di aiutarlo, ma ad un certo punto la linea di distinzione tra medico e amico è diventata sempre più evanescente. Elvis aveva bisogno dei farmaci per tenere sotto controllo il dolore e per cercare di essere sempre Elvis Presley». Sally Hoedel dice che il suo lavoro è un modo per rendere più umana la figura leggendaria di Elvis Presley. «È importante togliere di mezzo il sensazionalismo e arrivare alla verità quando si parla di un personaggio come Elvis. Era un uomo malato che nascondeva la sua condizione e la sua debolezza per riempire le sale dei concerti e mantenere la propria famiglia. Non era un cantante rock’n’roll che è morto in bagno perché prendeva troppe pasticche» ha detto la Hoedel in un articolo sul The Observer

«Elvis ha cambiato per sempre la cultura americana e influenzato il mondo come nessuno aveva mai fatto prima, e merita di essere considerato come una delle più importanti figure storiche di tutti i tempi». 

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