21st Century Breakdown, la vera storia del disco che affermò la fama e la maturità dei Green Day

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21st Century Breakdown, la vera storia del disco che affermò la fama e la maturità dei Green Day

18 tracce, tre atti e una profondità critica senza precedenti. Il seguito di American Idiot non tradì le aspettative

Dopo il successo di American Idiot, i Green Day secondo Billie Joe Armstrong si trovano in una situazione particolare: «Non eravamo più una band di emarginati». Dieci anni prima quando Dookie ha venduto 20 milioni di copie, i Green Day erano degli outsider venuti dai club di Berkeley a portare il loro caos pop punk pieno di ironia, spirito dissacrante e insoddisfazione giovanile ai primi posti in classifica in America.

Nel 2004 non sono più dei ragazzini e il successo del concept album American Idiot che critica apertamente la società americana e la politica di George W. Bush li porta ad un livello che richiede molta più attenzione: «Eravamo come un pugile che ha combattuto duramente ed è diventato campione del mondo» ha detto Bille Joe Armstrong, «Dovevamo restare in forma oppure ci avrebbero fatto neri».

La soluzione secondo i Green Day è aspettare. L’album successivo, 21st Century Breakdown esce il 15 maggio 2009, cinque anni dopo American Idiot, l’intervallo di tempo più lungo tra un disco dei Green Day e l’altro. Billie Joe Armstrong viaggia in Francia e in Messico, torna in America per aiutare i cittadini di New Orleans colpiti dall’Uragano Kathrina e ritrova Mike Dirnt e Trè Cool per una cover benefica di The Saints Are Coming con gli U2.

Nell’ottobre 2007 annunciano di avere «Almeno 45 canzoni pronte» ma subito dopo lanciano due side-project, una band garage rock chiamata Foxboro Hot Tubs con cui pubblicano l’album Stop, Drop and Roll! e i Pinehead Gunpowder con cui fanno diversi concerti nei club di Oakland: «Ci siamo divertiti tantissimo, e abbiamo pensato di trasferire quella energia in studio» ha detto Mike Dirnt. Scelgono di lavorare con Butch Vig, produttore di Nevermind dei Nirvana e batterista dei Garbage e cominciano a registrare in quattro studi diversi in California.

Billie Joe Armstrong non vuole svelare agli altri membri della band i testi che ha scritto e nei primi demo remixa la sua voce in modo da rendere incomprensibili le parole. Un anno dopo, quando fa la registrazione definitiva di 21st Century Breakdown, Trè Cool e MIke Dirnt scoprono di cosa parla l’album. In 69 minuti e 18 canzoni divise in tre atti (Heroes and Cons, Charlatans and Saints e Horseshoes and Handgrenades, Billie Joe parla delll’uragano Kathrina e le sue conseguenze politiche, di sua moglie Adrienne, delle ingiustizie della società americana e della sua giovinezza ai margini del sogno americano, raccontata con la prima strofa fulminante del primo brano, la title-track dell’album: «Nato sotto Nixon, cresciuto all’inferno»

«E’ un racconto musicale» ha detto Billie Joe Armstrong, «Sale e scende come una marea, ti porta da un luogo molto malinconico a quella sensazione di euforia e rabbia che provi guidando con la musica a tutto volume e lanciando bottiglie fuori dal finestrino». All’inizio la loro etichetta non è convinta di un altro concept album ma i Green Day insistono nel voler usare il suono punk rock per raccontare il proprio tempo. Hanno ragione: 21st Century Breakdown arriva al n.1 in classifica in America e in Inghilterra, gli fa vincere il secondo Grammy Award e lancia la band in un tour mondiale di enorme successo, in cui come ha detto Billie Joe Armstrong: «Abbiamo fatto il concerto più grande della nostra fottuta carriera a Londra allo stadio di Wembley».

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