David Bowie, 43 anni fa usciva "Heroes": tra mito e storia, la genesi di un capolavoro

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David Bowie, 43 anni fa usciva "Heroes": tra mito e storia, la genesi di un capolavoro

Era il 14 ottobre 1977, l'Europa era divisa in due e il punk aveva infranto ogni regola. Con Low e Lodger, il disco fa parte della "trilogia berlinese" realizzata da Bowie con Tony Visconti e Brian Eno nella capitale tedesca

43 anni fa usciva l'album che viene più spesso ricordato quando si parla di David Bowie. Se c'è un disco che ha infranto le regole della musica è stato di sicuro "Heroes", registrato nel 1977 all'Hansa Tonstudio 2, molto vicino al muro di Berlino. E in effetti la musica e i testi risentono della storia e dell'ambientazione berlinese e hanno contribuito a creare un'atmosfera oscura e claustrofobica nelle sue melodie.

Il dodicesimo album in studio di Bowie è la seconda parte della cosiddetta "trilogia berlinese" (gli altri due dischi sono Low e Lodger), realizzata con il mitico produttore Tony Visconti e Brian Eno, l'unico dei tre ad essere interamente registrato nella città tedesca. Musicisti del calibro di Robert Fripp, chitarrista dei King Crimson, lo stesso Brian Eno, il batterista Dennis Davis e il bassista George Murray, trascinano l'album in un'esperienza di suoni prog e rock che rende Heroes un lavoro rivoluzionario.

In quel periodo, Bowie decise di allontanarsi dal glamour e dalle follie dello showbiz che lo aveva avviluppato, in parte per liberarsi dalla cocaina, in seguito a una dipendenza paralizzante mentre viveva a Los Angeles. Andò a vivere in un appartamento sopra un carrozziere nel quartiere Schöneberg di Berlino. Per la prima metà del 1977 condivideva casa con un illustre inquilino, Iggy Pop, fino a quando il cantante americano si trasferì in un appartamento sul retro dell'edificio. Bowie  si era immerso nella cultura notturna della città, con i suoi club underground, prendendo molta ispirazione da ciò che vedeva e da chi incontrava. Come ha ricordato il suo chitarrista dell'epoca Carlos Alomar: "Direi che la sua stimolazione mentale era ai massimi storici in quell'anno. C'era molta chiarezza in David, in quanto era tornato ad essere una persona che amava la letteratura, molto interessato alla politica, alle notizie, cosa che trovavo sorprendente perché non gliene importava mai. Ovviamente, aveva altre cose in mente oltre a fare business."

Nonostante la sua ossessione per il Krautrock, Bowie non era turbato da altre tendenze musicali, nemmeno dal punk rock che stava spopolando con i Sex Pistols. Heroes rispecchia questo sentimento, voleva essere un lavoro lontano dalle mode, personale e intimo, ma anche universale e rock. Come riassumeva lo slogan di lancio dell'album: "C'è Old Wave, c'è New Wave e poi c'è David Bowie". Nell'album ci sono suoni strumentali, evocativi e quasi mistici che Eno confeziona con i suoi synth, tra queste "Moss Garden" e "Neuköln". Inoltre le performance vocali e struggenti di Bowie sono eccellenti, tra queste quella per il singolo "Heroes".  A tal proposito il produttore Tony Visconti ha raccontato che la canzone nacque perché Bowie fu improvvisamente colpito dall'immagine di Visconti e della sua fidanzata tedesca Antonia Maass che si baciano appassionatamente contro il cemento del muro di Berlino. La fascinazione per quell'immagine, in un misto di proibito e rivoluzionario, diede il via alla scrittura di una delle canzoni più famose del Duca. 

Senza costume e nessun personaggio da interpretare, Bowie riacquistò la sua prospettiva e il suo desiderio originario: creare arte rivoluzionaria nella sua purezza. L'eredità dell'album parla da sé: il ritorno di Bowie in città nel 1987 per un concerto è stato salutato come un importante catalizzatore della successiva caduta del muro nel 1989. Dopo la sua morte nel 2016, il governo tedesco ha espresso la sua gratitudine a un musicista la cui esperienza ha cambiato la vita della città e di tante persone: "Addio, David Bowie. Adesso sei tra gli Eroi."

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