AC/DC, Angus Young racconta quanto Bon Scott ha scritto dell'album Back In Black: “iniziò dalla batteria, il suo primo strumento”

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AC/DC, Angus Young racconta quanto Bon Scott ha scritto dell'album Back In Black: “iniziò dalla batteria, il suo primo strumento”

Il chitarrista ha ricordato dei primi giorni di lavorazione del seguito di Highway To Hell

Quando Bon Scott è morto dopo una notte brava nel febbraio del 1980 ha lasciato gli AC/DC in una situazione non facile: dopo la fine del tour legato a Highway To Hell, infatti, la band aveva iniziato a lavorare al nuovo album e di colpo si ritrovò senza il cantante. In una nuova intervista per guitarworld.com, Angus Young ha raccontato come andarono le cose, soffermandosi sul contributo del frontman a quell’album.

Bon partecipò alla composizione di una piccola parte dei brani – ha detto - una settimana prima di morire. Iniziammo a comporre i pezzi con Bon alla batteria. In origine, lui era un batterista. Così iniziò a picchiare duro sui tamburi mentre io e Malcolm lavoravamo ai riff”.

Come individuo – ha proseguito Angus parlando dell’amico – Bon ha visto la morte in faccia molto spesso. Era solito dire ‘Un giorno te ne devi andare. Prima o poi diventerai un cadavere’”. In sostanza, il frontman sembrava non avere paura della morte: la considerava come ciò che è, ossia un evento inevitabile, quindi in un certo senso Angus vuole dire che in fondo Bon era consapevole che ciò che faceva avrebbe potuto condurlo alla morte prima del tempo.

Dopo la sua scomparsa, per gli AC/DC non fu affatto semplice trovare un sostituto: “Ogni volta che facevamo un provino a un cantante, questo diceva ‘Come posso riuscire a cantare al di sopra di un volume così alto?’ – ha raccontato Angus – noi rispondevamo ‘Non vogliamo che canti, vogliamo che urli!”. Alla fine la band ha trovato la persona giusta in Brian Johnson: “Ho sempre detto – ha proseguito il chitarrista scherzando – che lui canta come se qualcuno gli avesse fatto cadere un camion su un piede. E, proprio come Bon, anche Brian ha un grande senso dell’umorismo”.

Con Brian Johnson, gli AC/DC riuscirono così a ultimare Back In Black, ossia quello che poi divenne il loro album di maggior successo con oltre 50 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Com’è noto, questo disco è stato realizzato come una sorta di omaggio a Bon Scott e per questo può essere considerato un album commemorativo: “L’intero disco ha rappresentato la nostra dedica a Bon – ha spiegato Angus – ecco perché la copertina dell’album è completamente nera e perché il disco inizia con le campane che suonano, è qualcosa di cupo ed è diverso da qualsiasi altra cosa abbiamo fatto”.

Anche senza Bon Scott, insomma, gli AC/DC sono riusciti ad andare avanti nella loro carriera e a ottenere un grande successo. Tuttavia, come sosteneva Malcolm, è stato proprio il frontman ha conferire alla band il suo “sapore” caratteristico, grazie alla sua voce e ai suoi testi geniali: “Bon si definiva come un ‘graffitaro delle pareti dei bagni’ – ha ricordato Angus – faceva un sacco di complimenti a sé stesso! Ma era davvero in grado di inventare una storia partendo da qualsiasi cosa. She’s Got Balls, ad esempio, parlava della sua prima moglie. Di Problem Child, invece, disse che l’aveva scritta per me, ma in realtà io non ho mai posseduto un coltello come si dice nella canzone. Mio padre mi portò via il coltello quando avevo quattro anni. Possedere una chitarra immagino fosse abbastanza. Però devo ammettere che è vero – ha concluso – Bon ha saputo descrivermi con due sole parole!”. Il frontman era davvero un grande artista e, pur morendo quando era ancora agli inizi della sua carriera, ha saputo lasciare il segno nella storia della musica rock.

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