In una puntata del suo show radiofonico James Hetfield Riff’s Live in cui racconta storie, aneddoti e dettagli del suo modo di suonare la chitarra, James Hetfield dei Metallica ha nominato Tony Iommi dei Black Sabbath come il chitarrista più influente nella storia del rock: «Tony è il Riff Lord definitivo, il numero uno di sempre. Mi ha ispirato moltissimo nel mio modo di suonare la ritmica».
Lo stile percussivo (che nasce dalla passione per la batteria, il suo primo strumento), la potenza e il tono oscuro delle sue parti di chitarra hanno fatto guadagnare a James Hetfield il titolo di “re de downpicking”, ma secondo lui niente può eguagliare il modo in cui Tony Iommi ha portato l’hard rock in un altro territorio, aprendo la strada all’heavy metal. «L’esempio perfetto è Children of the Grave» ha detto citando un classico dei Black Sabbath dall’album Master of Reality del 1971 «Tony fa un riff, poi suona un accordo gigantesco e la canzone si apre. Adoro come hanno deciso di sovraincidere la batteria per aumentare la percussione di quel riff, e poi l’assolo spettrale alla fine del pezzo».
James Hetfield ha raccontato come ha scoperto i Black Sabbath: «Ha nove anni andavo a curiosare nella collezione di vinili dei miei fratelli maggiori. Ho visto le copertine e ho detto: questi devo ascoltarli. Quando l’ho fatto non ci potevo credere: i Black Sabbath erano tutto il contrario della musica degli anni 60, erano totalmente anti hippy. A quel tempo odiavo i Beatles, i Love, i Jethro Tull e tutte quelle canzoni felici». Nel marzo 2006, James Hetfield ha fatto un discorso per l’introduzione dei Black Sabbath nella Rock and Roll Hall of Fame: «Ho veramente avuto paura di scoppiare a piangere per l’emozione. I Black Sabbath sono tutto per me».
Dopo essere salito sul palco del Waldorf Astoria di New York vestito in jeans e maglietta nera, James Hetfield ha raccontato la storia di sé stesso a nove anni e del suo incontro con i Black Sabbath: «Quei riff mostruosi erano già dentro di lui, esprimevano quello che lui non riusciva a dire a parole, provocando brividi di ispirazione. Hanno rotto il guscio in cui lui si sentiva intrappolato, spaventanto parecchio sua madre e sua sorella. Oggi quel bambino di nove anni è qui davanti a voi, da musicista adulto, per dire che senza il suono dei Black Sabbath non ci sarebbero i Metallica. Non conosco una band più influente esenza tempo, hanno diffuso un fantastico virus a generazioni di musicisti, sono amati e rispettati come i padri dell’heavy metal».

