Dave Grohl è considerato il motore ritmico che dietro alla batteria ha acceso l’esplosione del suono grunge nei primi anni 90, e ha ricordato ancora il talento di Kurt Cobain: «Il suo successo era inevitabile, era uno dei più grandi autori di tutti i tempi. Tutti quelli che scrivono canzoni sperano di comunicare con il pubblico e sentirsi accettati e capiti. Non sono sicuro se quella fosse la sua reale intenzione, ma lo ha fatto meglio e più di chiunque altro».
Durante la lunga intervista con Zane Lowe in cui ha presentato il nuovo album dei Foo Fighters, Your Favorite Toy, Dave Grohl ha ripercorso quel momento irripetibile nella storia del rock in cui sulla costa Nord Ovest degli Stati Uniti sono nati un suono e un’intenzione radicali, intensi e disperatamente autentici che hanno cambiato la storia del rock, e ha citato alcuni dei suoi cantanti preferiti di quell’epoca: «Chris Cornell era capace come Kurt di cantare su registri molto alti ma anche bassi, e come lui cantava dal profondo della sua anima». Durante i viaggi in macchina con sua figlia, mentre le faceva scoprire la musica di un’altra band di Seattle, gli Alice in Chains, Dave Grohl ha detto però di aver: «Riscoperto l’amore per Layne Staley.»
Layne Staley è un altro eroe maledetto del grunge, morto di overdose nel 2002 (lo stesso giorno di Kurt, il 5 aprile) nella sua casa di Seattle dopo essere praticamente sparito dal 1998, inghiottito dai suoi demoni. Insieme a Jerry Cantrell, con cui ha fondato gli Alice in Chains, Layne Staley ha lasciato il segno con un hard rock claustrofobico, atmosfere disperate, arrangiamenti vocali oscuri e un suono indefinibile che univa la profondità e potenza del grunge e l’introspezione ipnotica del dark
«Layne aveva una voce incredibile, piena di bellezza, tristezza e inquietudine. Era unico perché i suoi demoni erano nella sua voce» ha detto Billy Corgan degli Smashing Pumpkins dopo la sua morte ricordando i tre album fondamentali degli Alice in Chains, Facelift del 1990 e Dirt del 1992 (più i tre EP We Die Young, Sap e Jar of Flies) e la collaborazione con il progetto Mad Season di Mike McCready dei Pearl Jam. «Gli Alice in Chains sono la mia band preferita adesso, trentacinque anni dopo» ha detto Dave Grohl, «Avevano un’energia e una capacità di comunicare incredibili: quando li ascolti, ogni loro canzone diventa istantaneamente una parte del tuo DNA».

