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Virgin Radio No category La collezione di auto di Bruce Springsteen. Scopri qual è l’unica che utilizza per portare in giro la famiglia

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La collezione di auto di Bruce Springsteen. Scopri qual è l’unica che utilizza per portare in giro la famiglia

La prima auto nuova che ha acquistato fu durante le registrazioni di Nebraska: una Chevrolet Z28 Camaro

In una scena memorabile del film Deliver Me From Nowhere, che racconta il periodo di isolamento e introspezione durante il quale ha scritto, suonato e registrato da solo in una casa di Colts Neck in New Jersey l’album Nebraska, Bruce Springsteen va in un concessionario di automobili e dice al venditore: «Non ho mai avuto una macchina nuova in vita mia». Nella sua narrazione dell’America della strada, e dei sogni di riscatto e libertà di emarginati in fuga dalle zone dimenticate del New Jersey, Bruce Springsteen ha messo le automobili al centro delle sue canzoni. Dalla Chevrolet del 1969 (con un motore da 396 pollici cubi) guidata al protagonista di Racing in the Street alla Cadillac rosa con i sedili in velluto simbolo del successo cantata nel singolo Pink Cadillac del 1984, fino alla automobile parcheggiata davanti a casa di Mary in Thunder Road: «La portiera è aperta, ma la corsa non è gratis» dice Bruce alla ragazza invitandola ad andarsene con lui, fino al dramma della solitudine di Stolen Car in The River, in cui il sogno spezzato è rappresentato dal non avere più nemmeno un’automobile propria: «Guido di notte, viaggio nella paura temendo che in questa oscurità io finirò per sparire».

«Le automobili hanno aiutato le mie canzoni a essere più potenti» ha detto, «L’immagine della guida è sempre stata molto evocativa per le persone. E’ una geografia che tutti portano con sé, fatta di visioni che le persone hanno interiorizzato attraverso i film». Nel 1975 Bruce compra per duemila dollari una Chevrolet Bel Air decappottabile del 1957, «Con le fiamme disegnate sul cofano» che si dice abbia ispirato Jungleland, Backstreets e Born to Run, un icona del rock (che Bruce ha dovuto vendere dopo il successo dell’album Born to Run perché tropo appariscente), esposta alla Rock and Roll Hal of Fame di Cleveland e in museo di New York e poi battuta all’asta nel 2016 insieme al certificato di immatricolazione e all’assicurazione, poco dopo compra la Corvette C1 Convertible del 1960 e si fa fotografare appoggiato sul cofano un una strada innevata da Frank Stefanko per uno scatto che diventa la sua foto simbolo, usata per la copertina della autobiografia Born to Run, bestseller del 2016 in cui scrive: “La pagai circa seimila dollari. In parte prestati da mia madre, ma molti arrivavano dai concerti che cominciavo a fare tra Atlantic City, Asbury Park e il Jersey Shore. Ho sempre amato comprare auto vecchie, autentici rottami, e metterle a posto poco per volta. Costava meno, mi divertiva e mi ricordava che se fosse andata male con la musica avrei pur sempre potuto fare il meccanico come mio padre mi aveva suggerito più di una volta».

La prima auto nuova che ha acquistato quel giorno dal concessionario durante le registrazioni di Nebraska era una Chevrolet Z28 Camaro del 1982 e da allora Bruce Springsteen ha collezionato auto, pezzi d’epoca degli anni 60 e 70 come la Chevrolet Impala SS Convertibel del 1963 che gli ha regalato il cantautore Gary U.S. Bonds per avergli dato la canzone This Little Girl con cui è tornato al successo nel 1981 («Ho anche un camioncino, una Corvette originale del 1984, la Cadillac e una Chevrolet El Camino del 69» ha detto), una Jeep Cherokee e mezzi 4 x 4 che ha detto di usare «Solo per gli spostamenti quotidiani» e una Range Rover L 322 del 2009 che ha comprato per portare in giro la famiglia e gli amici dei figlio e una Porsche 911 del 2022. «Suppongo che 40 anni fa l’auto fosse una potente metafora della strada senza fine, della libertà. Oggi non direi. Di sicuro è una metafora del movimento: quando siamo in auto abbiamo la sensazione di andare sempre avanti, oltre la salita e al di là delle curva, verso il futuro. A volte serve a calmare lo spirito. Ma andiamo davvero avanti? Il più delle volte ci spostiamo e basta».