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Virgin Radio Rock News U2, Bono non vuole assolutamente che i fan lo chiamino con il suo vero nome. Ecco perché

U2, Bono non vuole assolutamente che i fan lo chiamino con il suo vero nome. Ecco perché

Il rocker irlandese: "È un modo per entrare in contatto con le persone, implica una grande intimità"

Per Bono, nato con il nome di Paul Hewson il 10 maggio 1960, assumere un nome d’arte è stato il primo passo per trasformarsi in un artista e cambiare la propria vita. Da adolescente, quando frequentava la Mount Temple Comprehensive School nel quartiere di Clontarf a Dublino, Paul Hewson entra a far parte di un gruppo di artisti di strada surrealisti chiamato Lypton Village in cui ogni membro doveva scegliere un soprannome.

Con lui ci sono anche due amici di infanzia, Guggi (vero nome Derek Rowen) e Gavin Friday, che suonano insieme nella band Virgin Prunes. Paul crea per sé una serie di nomi da artista, prima l’improbabile “Steinhegvanhuysenolegbangbangbang”, poi Huysman (come lo scrittore francese autore del romanzo di formazione “Controcorrente”), poi Houseman, Bon Murray, Bono Vox of O’Connell Street e infine Bono.

È stato Guggi a scegliere un nome che entra nella storia del rock, prendendolo dall’insegna del negozio di apparecchi acustici Bonavox in centro a Dublino. Da quando ha 14 anni, Bono si fa chiamare così da tutti. L’ultima persona che lo ha chiamato Paul, ha raccontato, è stato suo padre Bob: “E adesso è morto” ha detto, “Quindi non chiamatemi Paul”.

La costruzione di una identità è stato un passo importante per Bono e continua ad esserlo ancora oggi: “Abbiamo deciso di usare nomi artistici ogni volta che eravamo di fronte ad un pubblico, perché è un modo per entrare in contatto con le persone, implica una grande intimità” ha spiegato Bono in un’intervista. “Per anni abbiamo inventato e cambiato soprannomi: The Edge non avrebbe mai potuto chiamarsi Dave Evans.” La vicenda umana ed artistica degli U2 è secondo Bono un messaggio per tutte le persone in cerca di risposte e della propria realizzazione personale: “Se gli U2 rappresentano qualcosa, al di là della musica, è che anche dei ragazzi che non hanno niente possono ottenere tutto se sono pronti a sublimare il proprio ego e lavorare insieme. Questa è la storia degli U2: abbiamo condiviso tutto, abbiamo seguito i nostri valori e abbiamo superato i nostri limiti. È fantastico.