American Idiot, la vera storia dell'album capolavoro dei Green Day

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American Idiot, la vera storia dell'album capolavoro dei Green Day

Il 20 settembre 2004 la band di Billie Joe Armstrong pubblicava l'album della consacrazione

American Idiot è il disco della maturazione dei Green Day: un concept album sorprendente per una band che ha costruito il proprio successo sulla leggerezza, la velocità e il disimpegno del pop-punk, in cui Billie Joe Armstrong crea il personaggio di Jimmy, il Jesus of Suburbia per raccontare la sua storia personale e la vita quotidiana di una generazione alienata nell’era della guerra in Iraq e di George W Bush («Il titolo American Idiot non è assolutamente riferito a George Bush, ma tutti hanno pensato subito a lui, perché è il più idiota di tutti» ha detto Billie Joe Armstrong).

Per scrivere le tredici canzoni dell’album, Billie Joe Armstrong lascia la California e va a vivere a New York nell’East Village, passa molto tempo da solo a camminare per la città e suona ogni notte nel sotterraneo di un club rock di Manhattan, l’Hi-Fi insieme ad altri musicisti come Ryan Adams e Jesse Malin: “Per questo l’album parla di persone che se ne vanno, spariscono e continuano a combattere i propri demoni

American Idiot esce il 20 settembre del 2004, arriva al n.1 in classifica in America e in Inghilterra e in altri 8 paesi del mondo e vende sedici milioni di copie, diventa un musical e vince due Grammy Award come miglior album rock e Record of the Yeat per il singolo Boulevard of Broken Dreams. I Green Day registrano American idiot nel loro Studio 880 di Oakland con il produttore Rob Cavallo e suonano e incidono le tredici canzoni nell’ordine in cui compaiono sull’album, per creare l’atmosfera di un vero e proprio racconto musicale. Con loro in studio c’è anche il regista John Roecker che riprende tutto per il documentario Heart Like a Hand Grenade.

Una delle scene più belle è la registrazione di Whatshername, ultimo pezzo di American Idiot e ultimo momento in studio per i Green Day, che in totale hanno lavorato quasi dieci mesi tra gli Studio808 di Oakland e gli Ocean Way Recording di Los Angeles e sono consapevoli di aver fatto il loro album più importante: “Avevo la sensazione di aver raggiunto il massimo, era il nostro apice” ha detto Billie Joe Armstrong. Anche per questo, mentre Mike Dirnt registra le ultime parti di basso di Whatsername, nel documentario si vede Bilie Joe Armstrong che scoppia in lacrime, per la tensione creativa e la felicità.  “E’ stato un momento molto emozionante” ha raccontato il regista di Heart Like a Hand Grenade John Roecker, “Come quando finisci un anno di scuola e speri di rivederti dopo l’estate. Per i Green Day era il momento di separarsi da un disco che era stato con loro per dieci mesi, e di dire: “ok, appartiene al pubblico adesso.

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