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Pearl Jam, il giorno in cui Neil Young salvò la band dal peso del successo: “È solo musica”

Jeff Ament: "Sentivamo addosso la pressione di essere in una band, il peso del successo e delle aspettative e tutto il resto"

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Il 21 febbraio 1989 Neil Young fa un concerto al Paramount Theater di Seattle che entra nella storia del rock. Sul palco, Neil Young suona per la prima volta (senza mai averla provata) una canzone che ha scritto il giorno prima, Rockin in the Free World, e accende la scintilla del grunge con il suono diretto, abrasivo, minimale e carico di energia della sua chitarra. “Per me Neil Young è un genio” ha detto Mike McCready, il chitarrista dei Pearl Jam riconoscendo la grandezza del gigante della musica nordamericana che dopo quelle ventidue canzoni è stato definito The Godfather of Grunge.

Sei anni dopo, nel 1995, Mike McCready incontra Neil Young in una delle collaborazioni più spettacolari degli anni 90, l’album Mirror Ball che esce il 27 giugno 1995. “Siamo in sintonia” ha detto Neil Young sui Pearl Jam, “Musicalmente hanno una grande energia giovanile, ma senza inesperienza. I nostri stili musicali sono compatibili: è un muro di suoni con tante sfumature.” I Pearl Jam hanno iniziato ad inserire Rockin in the Free World nelle scalette dei loro concerti già dal 1992 e hanno suonato come apertura di Neil Young nel tour del 1993.

Nel gennaio 1995 Neil chiede a Eddie Vedder di fare il discorso della sua introduzione nella Rock and Roll Hall of Fame e dopo aver suonato insieme a loro Act of Love al concerto benefico Voters for Choice, Neil Young li invita ad una collaborazione. “Ho pensato: suoniamo bene insieme, dovremmo fare qualcosa. Abbiamo prenotato uno studio e io sono arrivato ogni volta con una canzone scritta il giorno prima” ha detto a proposito delle session ai Bad Animals Studio di Seattle, quattro giorni che secondo Neil “Catturano quello che succedeva al momento” in cui registrano undici canzoni, tra cui Peace and Love firmata insieme a Eddie Vedder. Mike McCready ha ricordato: “Neil è una persona molto tranquilla, pensavo fosse molto più intensa come esperienza per noi. Invece eravamo soprattutto felici di essere in studio con lui.” “Non poteva arrivare in un momento migliore per noi” ha detto il bassista dei Pearl Jam, Jeff Ament “Sentivamo addosso la pressione di essere in una band, il peso del successo e delle aspettative e tutto il resto. Neil ci ha fatto capire che non era importante. Non è questione di vita o di morte, è solo musica.”

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