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Rock News

La confessione di Lexi Jones, la figlia di David Bowie: “La mia battaglia contro depressione e bulimia”

La figlia del Duca Bianco racconta l’adolescenza segnata da disturbi alimentari, abuso di sostanze e dal dolore per la malattia del padre

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Alexandria “Lexi” Jones, figlia venticinquenne di David Bowie e della supermodella Iman, ha condiviso un racconto personale e profondo sugli anni difficili della sua adolescenza. Ora musicista e artista, Lexi ha pubblicato una serie di video e dichiarazioni in cui parla apertamente della sua lotta contro depressione, bulimia e abuso di sostanze durante la sua gioventù.

Nonostante la sua infanzia possa essere vista come privilegiata, Lexi ha descritto periodi di grande sofferenza e confusione, spesso sopraffatta dal peso della fama dei suoi genitori e  sentendosi, alla loro ombra, inadeguata e incapace.

In un video, la giovane ha spiegato che le sue difficoltà si sono intensificate intorno ai 14 anni, quando David Bowie ha ricevuto la diagnosi di cancro al fegato. Ha iniziato a bere e a fare uso di droghe in solitudine, cercando una via di fuga da quello che la circondava.

Tuttavia, la bulimia era iniziata già a 12 anni. Situazione aggravata dai fallimenti scolastici, che avevano contribuito ad aumentare il suo senso di inadeguatezza, portando i genitori, una notte, a intervenire, vedendo quanto stava male. Nel video, Lexi ricorda suo padre leggerle una lettera nella quale diceva: “Mi dispiace che dobbiamo fare questo”, prima di portarla via da casa e mandarla in un programma di terapia all’aperto (wilderness therapy) per 91 giorni, dove la ragazza ha vissuto in condizioni molto rigide con pochissimi contatti esterni.

Dopo quella prima terapia, ha trascorso altri 13 mesi in un centro residenziale in Utah, e, dopo un breve ritorno a casa, un periodo in un altro programma.

Una delle parti più dolorose della sua esperienza è stata non poter stare con suo padre negli ultimi momenti della sua vita: si sono sentiti l’ultima volta per il compleanno di lui, due giorni prima della sua morte, ma non era presente quando Bowie è venuto a mancare nel gennaio 2016.

Nonostante il racconto doloroso, la Jones ha voluto sottolineare che le sue parole non sono un’accusa verso i genitori, che lei ama profondamente e per i quali non prova risentimento.

“Stavano cercando di aiutare un bambino che stava lottando in modi che nessuno di noi comprendeva appieno allora”, ha detto.

Si tratta, invece, di un modo per aprire una conversazione sull’importanza della salute mentale e sulle difficoltà che molti giovani affrontano in silenzio. Ha usato le proprie esperienze per fare un lavoro di introspezione e ha saputo trasformare il dolore per esprimersi artisticamente e per incoraggiare altri adolescenti a cercare supporto e aiuto nei momenti più duri.

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