Nell’aprile 2016, gli AC/DC annunciarono che Brian Johnson, a seguito di seri problemi di udito, non avrebbe preso parte a nessun concerto del Rock Or Bust Tour e sarebbe stato sostituito da Axl Rose.
Una notizia che sconvolse i fan della band ma che permise ad Angus Young e soci di portare a termine il tour con buoni risultati e una sorprendente performance del frontman dei Guns N’ Roses. Brian Johnson ha sempre lodato il lavoro di Axl, sostenendo che avesse salvato la band in un momento molto difficile ma ora, in occasione dell’uscita della sua biografia Lives Of Brian, ha svelato la parte più emotiva coinvolta in quella dura decisione, mostrando il suo lato più fragile.
“Non potevo guardarlo“, ha raccontato il frontman degli AC/DC, “soprattutto quando fai quel lavoro da più di 35 anni. È come trovare un estraneo in casa, seduto sulla tua sedia preferita. Ma non porto rancore. Era una situazione difficile. Angus e i ragazzi hanno fatto quello che sentivano di dover fare. Detto questo, dopo che la band ha rilasciato la dichiarazione in cui confermava che stavo lasciando il tour e augurandomi tutto il meglio per il futuro, non potevo rilassarmi o concentrarmi su nulla. Era un pensiero fisso“.
Il frontman degli AC/DC ha raccontato di aver trovato conforto in un’altra grande passione della sua vita, le auto da corsa: “Mi sono ritrovato a vincere più del solito. La gente veniva da mee diceva: ‘Brian, tu non hai paura!’ Ma non ero senza paura. Semplicemente non me ne importava più, cazzo. Avevo sempre pensato che il modo migliore per uscire di scena sarebbe stato a 180 miglia all’ora, completamente dietro l’angolo. Sbattendo contro un muro e saltando in aria, sarebbe finita proprio così. Non fraintendermi, non volevo morire… semplicemente non mi sarebbe dispiaciuto così tanto“.
Nel corso di quell’anno Johnson si mise in contatto con uno specialista che aveva ideato un particolare monitor in-ear trovando la soluzione ai suoi problemi: “Qualunque sia la magia che ha usato, ha funzionato. Finalmente potevo sentire di nuovo, anche dal mio orecchio sordo, il che significava che potevo godermi di nuovo la stereofonia. All’improvviso, ho percepito qualcosa che non avevo ancora sentito in quella che sembrava un’eternità: la speranza“.
