Il nuovo documentario su Billy Idol firmato dal visionario regista svedese Jonas Akerlund, Billy Idol Should Be Dead, è fin dal titolo un racconto realistico e sincero della sua vita trasgressiva ed esagerata, in cui interpretando al massimo l’edonismo degli anni 80, unito alla ribellione nichilista del punk anni 70, ha rischiato diverse volte di morire. Quando è arrivato a New York nel 1981, Billy Idol ha incontrato il chitarrista Steve Stevens che ha svoltato il suo suono e il manager Bill Aucoin (che ha lavorato con i Kiss): “La prima cosa che Bill mi ha detto è stata: New York è in bancarotta, vale tutto” ha raccontato Billy Idol “Era una città post-apocalittica, come se fosse esplosa una bomba. Vivevamo ai margini, e alla polizia non fregava niente. Davano la caccia ai veri criminali, era molto diverso da Londra, dove la polizia dava continuamente fastidio a gente come noi.” Il primo album omonimo di Billy Idol esce il 2 luglio 1982 e vende mezzo milione di copie negli Stati Uniti, lanciato dai singoli e dai videoclip di Hot in the City e White Wedding, il secondo Rebel Yell nel 1983 arriva al numero sei in classifica in America (in Inghilterra si ferma al numero 36) e vende due milioni di copie. “E io a quel punto volevo solo fare sesso fino alla morte, ero una specie di maniaco” dice Billy Idol nel documentario Billy Idol Should Be Dead, “C’era ancora l’amore libero degli anni 60, avevamo sentito parlare dell’Aids ma fino a quando è arrivata la notizia della malattia di Magic Johnson non importava a nessuno. Era il nostro momento, eravamo giovani e ci divertivamo come se non ci fosse un domani.”
Una sera del 1982, durante una festa in un club di New York con Nile Rodgers degli Chic, Billy Idol vede David Bowie che sta bevendo qualcosa al bar da solo. “Ho detto: quello è David Bowie! E poi mi sono vomitato addosso” ha raccontato Billy Idol, “Sono andato a stringergli la mano tutto sporco di vomito. La cosa bella è che poi David Bowie e Nile Rodgers hanno lavorato insieme nell’album Let’s Dance. Forse ho fatto un favore al mondo grazie alla mia sbronza!” L’idolo del pop punk anni 80 che oggi si definisce un “California sober” (beve solo vino e fuma marijuana) ha raccontato la sua trasgressione del passato come una sfida: “Dovevo fare tutto oggi, perché domani poteva non esserci più niente. Era una follia, un’illusione di felicità. Ho avuto una vita incredibile: dovrei essere morto, ma qualcuno lassù mi ama.”
