«Lo prendi, lo fai scivolare di lato, lo senti con le mani e poi entri in quello stato ipnotico in cui non pensi a nulla: Sei solo un elemento conduttore del ritmo, da qualunque parte provenga passa da te, dallo strumento e dalle casse». È una delle frasi con cui Flea dei Red Hot Chili Peppers ha descritto il rapporto viscerale e simbiotico con il suo strumento, il basso.
Il basso è stata una rivelazione per Flea, che ha iniziato la sua avventura nel mondo della musica amando il jazz, seguendo le influenze del patrigno, il jazzista Walter Urban (con cui la madre si trasferisce a Los Angeles) e suonando la tromba. Si dice sia stato Hillel Slovak, compagno di scuola alla Fairfax High School insieme a Anthony Kiedis a fargli scoprire il punk rock. Slovak sta formando la sua prima band, gli Anthyms insieme al batterista Jack Irons, vuole suonare la chitarra e dà una sola lezione di basso a Flea. Lui diventa un fenomeno, sviluppa il suo stile unico e travolgente e si butta nella scena punk rock di Los Angeles entrando a far parte di una band storica della scena della città, i Fear, fino a quando nel 1983 forma una nuova band con Hillel Slovak, Jack Irons e un altro amico di infanzia, Anthony Kiedis. Il primo nome è Tony Flow & the Miracolously Majestic Masters of Mayhem, poi cambiano nome in Red Hot Chili Peppers.
Parlando del suo strumento e della connessione cosmica che sente con lui, Flea ha detto anche: «Suonare il basso è come far scorrere ad un fiume: lo posso far andare via veloce e potente, come una rapida violenta oppure posso creare un tranquillo e rilassante lago». Il fine ultimo, la vera ragione per cui ha dedicato la sua vita alla vibrazione primordiale del basso è la ricerca di emozioni: «Il basso può supportare una canzone o essere un ritmo ipnotico e ripetitivo che crea una specie di ipnosi. Non è quello che chiediamo alla musica? Possiamo ascoltare gli Slayer o un brano di pianoforte classico di Erik Satie o qualsiasi altra cosa in mezzo, ma in fondo l’unica cosa che vogliamo quando ascoltiamo buona musica è la connessione umana». Flea si allena, fa pratica e studia ogni giorno ma suona sempre per lasciarsi sorprendere dalla musica, e per ritrovare la sensazione di serenità che il suo strumento gli ha dato fin da quando era un ragazzino: «Mi piace la sensazione di non sapere cosa suonerò. Mi fido delle mie mani, del mio sistema nervoso, del mio cervello e del mio rapporto con Dio e cerco solo di fare apparire la musica. Quando tengo tra le mani il mio basso, tutto va al posto giusto nel mio mondo».
