Il mito che circonda Kurt Cobain è immortale. I testi delle sue canzoni sono stati sempre lodati come quelli di un genio. E la sua attitudine alla scrittura ha certamente origine dalla sua insaziabile sete di conoscenza, attraverso la lettura. In un’intervista che risale a poco prima della sua scomparsa, nel 1994, il frontman dei Nirvana aveva indicato Il profumo di Patrick Süskind come il suo libro preferito.
Il celebre romanzo racconta la storia dell’apprendista di un profumiere con un super senso dell’olfatto. Il libro sembra aver ispirato Cobain nella scrittura di Scentless Apprentice dell’album In Utero del 1993. “Ho letto Il profumo di Patrick Süskind una decina di volte nella mia vita e non riesco a smettere di leggerlo”, aveva dichiarato Cobain il cui amore per la lettura non era riservato ad un genere in particolare.
Il musicista amava anche la poesia di Charles Bukowski e le opere di William Burroughs. Kurt trovava anche il tempo per saggi come quelli della femminista Camille Paglia: “Mi piace molto; è divertente, anche se non sono sempre d’accordo con quello che dice”, aveva commentato. Oltre ad essere un sovversivo sul palco, Cobain era un progressista anche nella vita privata, offrendo il suo punto di vista sul genere femminile e dichiarando: “Nello SCUM Manifesto (trattato politico femminista del 1967, ndr) Valerie Solanas ha scritto delle cose incredibili. Tutti l’hanno definita pazza, perché le sue idee sono piuttosto forti. Nel testo, infatti, afferma più o meno che le donne dovrebbero governare la Terra; ed io sono d’accordo”.
