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Jimmy Page su Jeff Beck: “Ha creato uno stile che espandeva le possibilità della chitarra che non si era mai sentito prima”

Keith Richards: "È stato il migliore della nostra generazione"

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Secondo Jimmy Page, che ha iniziato a suonare la chitarra giovanissimo come session man negli studi di registrazione di Londra, l’esperienza più importante per sviluppare il suo stile è stato suonare negli Yardbirds insime e a Jeff Beck. Nel 1965, la band che ha definito il blues britannico perde Eric Clapton, che decide di passare con i Bluesbreakers di John Mayall, e trova un nuovo chitarrista solista, Jeff Beck. Nella formazione c’è anche Jimmy Page, che divide con lui assoli e riff per venti mesi tra il 1965 e il 1966: «Ha creato uno stile che espandeva le possibilità della chitarra che non si era mai sentito prima» ha detto Page. Jeff Beck ha esordito nella scena blues e R&B inglese nel 1963, quando era uno studente del Wimbledon College, suonando in varie band tra cui The Nighshifts, The Rumbles e The Tridente. Sua sorella Annette gli ha fatto conoscere Jimmy Page, che suggerisce agli Yardbirds di chiamarlo dopo l’addio di Clapton. Beck registra un solo album Roger the Engineer, partecipa ad una scena di Blow Up di Michelangelo Antonioni (in cui rompe una chitarra sul palco), e lascia subito il segno con la sua prima composizione strumentale, Beck’s Bolero (ispirata al Bolero di Maurice Ravel) registrata con Jimmy Page, Keith Moon alla batteria, John Paul Jones al basso e Nicky Hopkins al pianoforte. È l’inizio di una sperimentazione che dopo l’esperienza con il Jeff Beck Group (con Rid Steart alla voce e Ron Wood al basso, Aynsley Dunbar alla batteria e Nicky Hopkins al piano) e il trio Beck, Bogert & Appice con il bassista Tim Bogert e Carmine Appice alla batteria, lo porta verso il suo disco più innovativo, complesso e famoso, Blow By Blow uscito nel marzo 1975.

«Quell’album lo ha affermato come il migliore di tutti i tempi» ha detto Jimmy Page, «Non si ferma mai, e diventa sempre meglio». Nel 1967, i Pink Floyd lo vorrebbero per sostituire Syd Barrett (prima di chiamare David Gilmour) ma come ha raccontato Nick Mason: «Nessuno ha avuto il  coraggio di chiederglielo» e due anni dopo i Rolling Stones lo contattano per farlo entrare nella band dopo la morte di Brian Jones. Jeff Beck non accetta, segue la sua strada solista e arriva al compimento della sua evoluzione da strumentista negli anni 70: «Solo in quel momento le apparecchiature che avevo a disposizione sono diventate adatte a creare il suono che avevo in mente» ha detto. Roger Waters non ha mai dimenticato il suo incredibile talento, e riesce ad averlo come chitarrista solista nel suo album solista Amused to Death del 1992: «Non so ancora oggi spiegarmi come riesce a fare le cose che fa. La sua tecnica è incredibile, e gli permette di suonare cose che noi non riusciamo neanche a immaginare». Nella sua carriera ha pubblicato quattordici album solisti, da Truth del 1968 a Loud Hailer del 2016. È stato introdotto due volte nella Rock and Roll Hall of Fame, con gli Yardbirds nel 1992 e come solista nel 2009 (con un discorso di Jimmy Page), ha vinto sei Grammy  e ha collaborato con chiunque, da Paul Rodgers nel 1993 nell’album tributo a Muddy Waters Muddy Waters Blues del 1993 alla band reggae Toots & the Maytals (che vincono un Grammy nel 2004 come miglior album reggae per True Love), da Brian Wilson dei Beach Boys con cui ha fatto un tour nel 2013 a Johnny Depp con cui ha realizzato l’album 18 a Ozzy Osbourne con cui ha registrato due tracce nell’album Ordinary Man del 2022 ed è considerato unico per aver portato la chitarra al centro delle canzoni, rendendo grandiose le sue composizioni strumentali anche senza un testo o una voce. Dopo la sua scomparsa il 10 gennaio 2023, Keith Richards lo ha ricordato così: «Un chitarrista formidabile. Le volte che ho suonato con lui non riuscivo a credere a quello che faceva con la chitarra, è stato il migliore della nostra generazione».

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