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Iron Maiden: Bruce Dickinson riceve il titolo di cittadino onorario di Sarajevo

Il concerto del 1994, lodato come portatore di speranza in una città dilaniata dalla guerra

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Bruce Dickinson, nominato cittadino onorario di Sarajevo all’unanimità del Consiglio comunale, già nel novembre dell’anno scorso, ha ricevuto di persona il riconoscimento sabato scorso, durante una cerimonia in Municipio per celebrare l’anniversario della liberazione della città nel 1945.

Nella decisione è spiegato che “Dickinson, in quanto cittadino straniero, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo e all’affermazione di Sarajevo, nonché alle relazioni tra persone basate sulla solidarietà, la democrazia ed i diritti umani”.

Il frontman degli Iron Maiden e la sua band arrivarono a Sarajevo nel 1994, viaggiando con un convoglio di aiuti scortato dalle forze di peacekeeping dell’ONU, per schierarsi contro la guerra e suonare nella città, nonostante l’assedio delle forze serbe: un conflitto durato dal 1992 al 1995, che ha provocato la morte di oltre 10.000 persone. L’avventuroso live del gruppo britannico, con la guerriglia sullo sfondo, è documentato nel film “Scream For Me Sarajevo” di Tarik Hodzic, uscito nelle sale italiane l’anno scorso. E per cui Dickinson è tornato in Bosnia ed Erzegovina nel 2016. Gli abitanti della Sarajevo degli anni ’90 rischiarono la vita pur di assistere ad un concerto passato alla storia; così come gli Iron Maiden che, tra spari e bombe, suonarono comunque per regalare speranza, attraverso la musica.

Dickinson ha ricevuto il premio dal sindaco, Abdulah Skaka, che ha dichiarato: “L’arrivo di Mr. Dickinson a Sarajevo nel 1994 è stato uno di quei momenti che ci ha fatto realizzare che saremmo sopravvissuti, che la Bosnia-Erzegovina sarebbe sopravvissuta”.

Il cantante ha attraversato il centro di Sarajevo, fermandosi a parlare con i cittadini e firmando autografi: “È un grande onore ricevere la cittadinanza onoraria di Sarajevo. In un mondo in cui le cose durano solo per circa cinque secondi sui social media, le persone lo ricordano ancora. Questo è davvero qualcosa”. “Non abbiamo fermato la guerra – ha concluso Dickinson – ma abbiamo fatto stare meglio la gente, che è tutto quello che i musicisti possono fare”.

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