#TheDevilsCandy

The Devil's Candy ...in esclusiva una preview da brividi!

Un film con una colonna sonora... terribilmente bella

The Devil’s Candy è un film del 2015, diretto dal regista australiano Sean Byrne.

Orrori infernali ed heavy metal. Da sempre metal e cultura horror si influenzano a vicenda creando ibridi interessanti tra i quali The Devil’s Candy spicca non solo per la sua strepitosa colonna sonora “made in hell”, ma perché dà luce alla musica stessa che ha ispirato il film attraverso brani di band storiche come Slayer, Machine Head, Ghost ma anche sperimentali come i Sun O))). I fan del rock e della cinematografia horror sono stati lieti di vedere l’ horror movie più metal degli ultimi anni, presentato in anteprima a Midnight Madness di Toronto.

È il sound cupo dei Sun O))) ad aprire la prima sequenza del film facendo da portavoce al demonio: sinistri sussurri svegliano nel pieno della notte Ray, l’inquietante ciccione protagonista di Identità (Identity, 2003) di James Mangold, che afferra la sua chitarra elettrica e inizia a suonare riff ripetuti, ruggiti luciferini che compongono una litania demoniaca. Il crocifisso appeso alla parete si capovolge e quando la madre, svegliata di soprassalto, accorre nella camera lui le fracassa il cranio con la chitarra.

La potenza dei pesanti accordi di Sail Into the Black dei Machine Head ha ispirato la “marcia di morte” suonata da Ray in uno stato di trance prima di compiere un omicidio, incipit d’impatto che anticipa come tutti i personaggi di questa storia siano destinati a navigare nell’oscurità.

Protagonista è una “famiglia alternativa” composta da Jesse, un giovane papà-metallaro pittore di professione che viene presentato al pubblico intento a dipingere nel suo laboratorio col sottofondo di Am I Evil dei Metallica a tutto volume. Una passione, quella per il metal, condivisa a tutto volume con la figlia adolescente, sotto il sorridente e comprensivo sguardo della moglie Astrid. Quando la famiglia si trasferirà nella casa dove il massacro è avvenuto, Jesse inizierà a sentire delle strane voci e i soggetti dei suoi quadri diventeranno di volta in volta sempre più cupi…

L’heavy metal è, da sempre, la musica del demonio, vuoi per i testi ribelli quanto per la vita delle stesse rockstar, vuoi per una serie di bigotti luoghi comuni. In The Devil’s Candy il metal non solo fa da colonna sonora, ma diventa l’elemento essenziale della narrazione. Sia nel bene: in quanto passione condivisa tra genitori e figli, nonché mezzo per insegnare che non bisogna per forza adeguarsi alla massa ma ci si può esprimere attraverso un personale look urlando melodie fuori dal coro; sia nel male: come mezzo per evocare potenti forze demoniache pronte a scatenare la loro furia.

La musica diventa l’elemento fondamentale per descrivere o anticipare gli avvenimenti, dal blues dei The Wanton Bishops che rispecchiano l’ottimismo e l’allegria di un’atipica famiglia rock n roll, a quelle più forti dei Goya ritmate dall’head banging di padre e figlia, alle sonorità gotiche senza tempo di The Devil di PJ Harvey che sottolinea quanto sia impossibile fermare l’oscurità attraverso la sua prima strofa “As soon as I’m left alone the Devil wanders into my soul”.

I Ghost, con il loro sound heavy metal molto orecchiabile abbinato ad un look decisamente blasfemo, sono parte integrante del film e, proprio dietro un loro poster, si scorgerà l’alone del crocifisso capovolto mostrato all’inizio del film, mentre un loro pezzo, From the Pinnacole to the Pit, descrive perfettamente la strada verso il basso spalancata delle oscure forze demoniche gli faranno imboccare.

Il finale è il classico dilemma di Goethe: cosa si è disposti a sacrificare in cambio di fama e successo? Jesse si trova in bilico tra un’allettante proposta faustiana e l’amore protettivo per la sua famiglia, un dissidio interiore che non poteva trovare una trasposizione trash metal migliore di You Against You degli Slayer.

Insomma, The Devil’s Candy è un film dell’orrore atipico, importante e inquietante, che funziona su diversi piani narrativi e nel quale la colonna sonora gioca un ruolo predominante. Uno sconvolgente horror musicale, più spaventoso di un romanzo di Stephen King .

(Giorgia De Carolis)

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