Young, Neil

Neil Young è una delle più importanti icone del rock. Canadese, alla fine degli anni '60 si trasferisce in California, dove inizia a farsi notare prima nei Buffalo Springfield, poi come solista. Poco dopo forma il supergruppo Crosby, Stills, Nash & Young, con cui ritornerà periodicamente ma sporadicamente lungo tutta la sua carriera. Gli anni '70 sono il suo periodo più prolifico: Young si divide equamente tra le radici country ("Harvest”, 1972) e il rock (su tutti, "Rust never sleeps”, 1978), suonando con i suoi fedeli Crazy Horse.
Negli anni '80 Young divaga dall'elettronica al rockabilly, con una voluta intenzione anticommerciale ai limiti dell'autolesionismo. Si risolleva a fine decennio con il pregevole "Freedom” (1989), che lo riporta su territori più consoni alla sua fama. Gli anni '90 sono quelli in cui Young diventa un'istituzione del rock, con dischi mai meno che dignitosi: il canadese è il padrino delle nuove generazioni (collabora con Sonic Youth e Pearl Jam, dedica un disco allo scomparso Kurt Cobain). Nel nuovo millennio, Young è inarrestabile: pubblica dischi a cadenza ravvicinata e lavora a progetti anche molto ambiziosi come "Greendale”, concept album trasformato in un film. Sopravvive nel 2005 ad un aneurisma, pubblica nel 2006 il suo disco più politico "Living with war” e nel 2007 autorizza finalmente la sospirata pubblicazione di materiali provenienti dai suoi immensi archivi personali.

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