Black Sabbath: Le nostre canzoni non sono un inno al male!

Black Sabbath: Le nostre canzoni non sono un inno al male!

Il bassista Geezer Butler parla del significato di alcuni brani considerati 'malvagi'

Le canzoni dei Black Sabbath non sono un inno al male. A dirlo è il bassista del gruppo Geezer Butler che torna sul significato di alcuni brani che hanno fatto la storia della band partendo da After Forever: "Alla gente piace sempre trovare il lato malvagio nella musica, e per questo di noi citano sempre il verso "Pope on the end of a rope" ma estraendolo dal suo contesto. Alle persone piace trovare il negativo in tutto. Quando abbiamo scritto quel brano non eravamo intenzionati a parlare delle cose belle che esistevano al mondo, era una cosa che facevano tutti gli altri. La nostra intenzione era quella di inserire un po' di realtà nella nostra musica. Magari se avessimo fatto una canzone chiamata White Sunday avremmo avuto una reazione completamente diversa".

UN PERIODO DIFFICILE
Geezer, sempre parlando di After Forever, un brano che per molti storici rappresenta il primo esempio di "rock cristiano". "Quel brano è stato ispirato dalla situazione che in quel momento si viveva nell'Irlanda del Nord. C'erano un sacco di problemi tra i protestanti e i cattolici. Sono stato cresciuto con una rigorosa educazione cattolica ed ingenuamente pensavo che la religione non doveva essere un argomento di lotta. Ho sempre pensato che Dio e Gesù vogliono solo il nostro amore reciproco". 

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