Ecco perché Charlie Watts è stato fondamentale per il suono dei Rolling Stones!

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Ecco perché Charlie Watts è stato fondamentale per il suono dei Rolling Stones!

Il musicista londinese, con il suo stile inconfondibile, è da considerare tra i più grandi batteristi della storia del rock

La caduta degli Dei. I Rolling Stones, la più grande rock’n’roll band di tutti i tempi ha perso il motore del “roll”, il batterista Charlie Watts, l’origine del groove che li ha resi unici ed eterni.

Charlie Wattts è scomparso a 80 anni il 24 agosto 2021, poche settimane dopo aver annunciato con un messaggio estremamente professionale ed autoironico (due delle sue caratteristiche principali come uomo e musicista) di non poter partecipare per ragioni di salute alle prossime date del No Filter Tour dei Rolling Stones in America interrotto dalla pandemia, che riprenderà il 26 settembre a St. Louis. «Dopo tutto quello che i fan hanno passato non voglio che chi ha tenuto il biglietto per questo tour rimanga deluso da un altro rinvio o una cancellazione» ha scritto, «Per una volta sono andato fuori  

Charlie Watts è considerato il batterista rock’n’roll definitivo, il centro ritmico della band che ha cambiato il suono del mondo, l’impenetrabile e imperturbabile dandy londinese (dove è nato il 2 giugno 1941) vestito sempre in modo impeccabile con abiti sartoriali di Saville Row e un inconfondibile sorriso ironico sul volto elegante che ha portato lo stile, il dinamismo e la raffinatezza di tocco del jazz, la musica che ha scoperto a 13 anni ascoltando Charlie Parker e Thelonius Monk, nella band che ha fondato nel gennaio 1963 insieme a Brian Jones, Ian Stewart, Keith Richards e Mick Jagger.

Charlie Watts è stato il “roll” appunto, l’elemento che secondo Keith Richards è la componente più importante di quella versione elettrificata del blues suonata con intenzione soul, atteggiamento sfacciato e istinto trasgressivo che ha rivoluzionato la musica, l’arte, l’immagine e la società degli ultimi sessanta anni: «Il rock è facile, il roll è tutta un’altra storia» ha detto Keith una volta. E ancora: «Il vero rock’n’roll non è altro che jazz con un ritmo di fondo più pesante». È il cosiddetto “backbeat”, la rullata inconfondibile di Charlie Watts che ha cambiato il modo in cui suona il mondo, il motivo per cui ancora oggi le canzoni dei Rolling Stones, da Midnight Rambler a Let it Bleed a Start Me Up (pubblicata nell’agosto 1981 sull’album Tattoo You di cui hanno appena celebrato il 40esimo anniversario) hanno lo stesso effetto esplosivo. Per molti critici è anche la vera ragione per cui pochissime band si sono prese il rischio di fare una cover degli Stones: sanno che nessuno suona come Charlie Watts.

«Il rock’n’roll è musica da ballare che non è progredita molto dal punto di vista della struttura. La vera progressione musicale sono le idee di John Coltrane, o Miles Davis, ma sono cose che non si possono fare nel rock’n’roll» diceva Charlie Watts, «Questo non vuol dire che non mi piaccia. Noi e i Beatles lo abbiamo fatto molto bene». Keith Richards aveva per il batterista una vera e propria venerazione: «Lui è il letto su cui io mi sdraio musicalmente» ha detto in una delle sue dichiarazioni più famose. Ma non era solo la precisione, l’eleganza e la naturalezza con cui Charlie creava, apparentemente senza sforzo, il suo “backbeat”. Era anche la sua forza silenziosa, il modo in cui ha tenuto insieme per decenni la band dei Glitter Twins, due superstar fuori da ogni definizione come Mick e Keith. «Per quanto mi riguarda, sono felicissimo di avere Charlie seduto là dietro» ha detto Keith nel 1981, «Perché lui è l’unico che non ci crede veramente». Charlie Watts seguiva la musica, non la fama.

Con i Rolling Stones si era dato un compito che eseguiva alla perfezione: far saltare dalla sedia chiunque, sera dopo sera, concerto dopo concerto, anno dopo anno.  Fra i tanti ricordi che sono stati pubblicati dopo la sua scomparsa c’è una sua dichiarazione postata sul profilo Twitter degli Abbey Road Studios: «Volevo suonare la batteria perché mi piaceva la sensazione di stare sul palco, le luci e l’atmosfera ma non mi interessava l’adulazione. Per me l’unica cosa importante era suonare».

Charlie Watts non amava la gloria del rock’n’roll («Non mi piacciono gli assoli di batteria, ammiro chi li fa ma preferisco i batteristi che suonano con la band»), non era interessato allo stile di vita sfrenato della più grande band del mondo (si è sposato il 1 ottobre 1964 con Shirley Ann Shepherd, che aveva conosciuto prima che gli Stones diventassero famosi), viveva in una casa in campagna nel Devon in cui allevava cavalli (e in cui come ha raccontato lui stesso non aveva la batteria per non disturbare la moglie) e non amava neanche  andare in tour («Non mi piace stare con la valigia in mano lontano da casa. Ogni volta che ne finiamo uno, io lascio la band») ma sapeva di essere il centro di gravità ritmico di una band che sarà sempre unica: «Sono fortunato a stare con quei due» ha detto a proposito di Mick Jagger e Keith Richards, «Sono due persone completamente diverse che però sanno sempre cosa stanno facendo. C’è una magia tra di loro che fa impazzire la gente». Una delle definizione più belle della musica dei Rolling Stones fatta dai critici americani è che in molti dischi il loro suono si basa su un concetto semplice: è la band che ascolta Charlie Watts e gli va dietro. La sua tecnica musicale, la sua precisione, la sua preparazione musicale lo hanno reso per 58 anni l’unico da cui Mick, Keith, Brian Jones, Bill Wyman e Ron Wood hanno accettato di prendere ordini, impartiti con un colpo secco sul rullante o sui piatti. Sicuramente Charlie Watts non era per niente impressionato dal mito dei Rolling Stones, e neanche da sé stesso. E quindi è una delle ragioni per cui il rock’n’roll dei Rolling Stones: è solo rock’n’roll, ma ci piace.

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