Sex Pistols: John Lydon contro il resto della band sulla questione dei diritti musicali per la serie TV Pistol

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Sex Pistols: John Lydon contro il resto della band sulla questione dei diritti musicali per la serie TV Pistol

Paul Cook ha risposto che in seguito a questo litigio la band è finita per sempre

Danny Boyle, (regista di film di culto come Trainspotting, The Beach e The Millionaire) sta trasformando la storia dei Sex Pistols raccontata da Steve Jones nel 2017 nella sua autobiografia Lonely Boy: Tales from a Sex Pistols in una delle serie televisive più attese degli ultimi anni, intitolata Pistol.

Lui stesso l’ha definita come il racconto di un momento straordinario «In cui la musica e la società inglese sono cambiati per sempre», grazie a cinque ribelli di Londra (Johnny Rotten, Steve Jones, Paul Cook, Glen Matlock e Sid Vicious che lo sostituisce nel 1977), al loro seguito di fan, ragazzi che creano uno stile solo camminando su e giù per King’s Road e ad una coppia di geni della moda e della comunicazione, Vivienne Westwood e Malcolm McLaren che creano un fenomeno di costume che dalle vetrine del loro negozio Sex conquista il mondo.

La miniserie sulla storia brevissima e fulminante dei Sex Pistols che con un solo album Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols definiscono il punk inglese nell’ottobre del 1977 (andando anche al numero uno in classifica) e solo tre mesi dopo nel gennaio 1978 si sciolgono alla fine di un turbolento tour degli Stati Uniti, raccontata da un’icona del cinema indie come Danny Boyle è un evento per la storia della cultura pop inglese e sta monopolizzando l’attenzione dei media e dei fan. La voce e il simbolo dei Sex Pistols, Johnny Rotten però sta facendo di tutto per sabotare il progetto, che ha definito: «La cosa più irrispettosa che abbia mai dovuto sopportare». Rotten si è lamentato del fatto di non essere stato coinvolto nella produzione della serie, ha criticato la scelta degli attori (nel suo ruolo c’è il giovanissimo Anson Boon) e non è intenzionato a concedere l’utilizzo della musica dei Sex Pistols.

Qualche mese fa aveva detto: «Finirà in tribunale, non c’è altra possibilità» e sembra che sia proprio così. Steve Jones, Sam Cook, Glen Matlock e gli eredi di Sid Vicious hanno deciso di permettere a Danny Boyle di usare la musica dei Sex Pistols (Glen Matlock ha scritto 10 delle 12 canzoni di Never Mind the Bollocks) e hanno citato un accordo fatto dalla band che stabilisce che ogni decisione che li riguarda va presa con una votazione in cui conta la maggioranza dei voti. Johnny Rotten si trova quindi nella scomoda posizione di uno contro quattro. «Non ricordo di aver firmato quell’accordo e comunque non avevo idea di cosa fosse» ha detto alla BBC, «Non capisco come possano pensare di insistere a farmi fare una cosa con la quale sono così fortemente in disaccordo da un punto di vista morale e sentimentale».

Il cantante dei Sex Pistols ha poi definito l’accordo: «Una trappola, un lavoro forzato da schiavi». Paul Cook ha detto che probabilmente in seguito a questo litigio, i Sex Pistols sono finiti per sempre: «Io e Steve siamo stati gentili con Johnny per molto tempo e forse avremmo dovuto essere più decisi» ha detto il batterista, «Mi dispiace molto che si comporti così riguardo ad un progetto importante per Steve, ci siamo sempre sostenuti a vicenda».

Johnny Rotten ha spiegato di non essere mai stato contento del modo «Ostile e poco lusinghiero» in cui Steve Jones ha parlato di lui nella sua autobiografia. Ma soprattutto ha messo in luce un aspetto importante della questione, quello dell’autenticità del messaggio e dello spirito dei Sex Pistols e del punk in genere che forse rende la sua polemica più giustificata:  «Ho molto a cuore la band e la sua reputazione e voglio controllare sempre la qualità dei progetti che la riguardano per evitare che venga danneggiata. Questa serie distruggerà l’essenza stessa e l’intenzione dei Sex Pistols. Non si può lasciare che la nostra storia venga riscritta da un completo estraneo che non ha alcun interesse verso di noi. Questa è la mia storia, è la mia vita. Non ho scritto quelle canzoni per buttarle via e farle diventare una cosa senza senso».

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