Pearl Jam, Eddie Vedder condivide la lista dei suoi dischi preferiti di sempre (e non mancano le sorprese)

Rock News

Pearl Jam, Eddie Vedder condivide la lista dei suoi dischi preferiti di sempre (e non mancano le sorprese)

Per il frontman della band di Seattle "L'importante è diluire le proprie influenze e non essere troppo derivativi"

«Le nostre influenze dicono chi siamo. È molto raro che qualcosa sia solo frutto di una pura visione» ha detto una volta Eddie Vedder, «Persino Daniel Johnston suona come i Beatles» ha aggiunto riferendosi al musicista indie amato da Kurt Cobain che è stato definito “Il più grande outsider dell’ultima scuola di cantautori americani”. La cosa importante secondo il cantante dei Pearl Jam per ogni rock band è riuscire a «Diluire le proprie influenze e non essere troppo derivativi».

Eddie Vedder ha iniziato a suonare la chitarra a dodici anni dopo averla ricevuta in regalo da sua madre per il compleanno e di aver trovato subito nel rock un senso di appartenenza: «Da adolescente ero solo, avevo solo la musica». Il primo album che lo ha aiutato a superare la sua situazione familiare difficile (è cresciuto tra San Diego e Chicago con la madre Karen Lee Vedder e poi con il suo secondo marito Peter Mueller senza mai conoscere il padre biologico Edward Louis Severson Jr.) è stato Quadrophenia dei The Who, e il primo cantante che gli ha mostrato una via di espressione autentica e potente attraverso la distorsione e la melodia è stato Black Francis dei Pixies, la band che con il classico Surfer Rosa del 1988, prodotto da Steve Albini ha ispirato anche Kurt Cobain: «Aveva un modo unico di usare voce. Quando la lasciava libera succedevano sempre cose assurde, era come se stesse liberando sé stesso attraverso la voce».

Per quanto riguarda l’atmosfera intima e la profondità che lo hanno reso uno dei cantanti rock più espressivi della sua generazione (come ha dimostrato nei suoi tour solisti in cui sale sul palco da solo accompagnandosi con strumenti acustici), Eddie Vedder ha parlato di Tom Waits: «Ho letto da qualche parte una dichiarazione di Tom Waits in cui dice che una delle cose di cui va più fiero è di aver fatto buona musica di sottofondo» ha detto Eddie, «Ma se analizzi la sua musica attentamente capisci che ci sono dei cambi di accordi strani e dei suoni che non sono mai allineati. Le sue canzoni suonano come una vecchia automobile che ha bisogno di essere messa a posto. Tutti quei suoni creano un ritmo perfetto per la sua voce». Gli altri suoi punti di riferimento sono Bruce Springsteen, Joe Strummer e il cantante dei Black Flag Henry Rollins, tutti autori di cui Eddie Vedder ha registrato cover.

Quando gli è stato chiesto di compilare la lista dei suoi album preferiti, Eddie Vedder ha detto di averci messo una settimana, perché «Non volevo spiegare tutto» e ha inserito nella lista anche il terzo album pubblicato dai Jackson 5 con la Motown nel 1970 e una raccolta di world music che raccoglie cantanti e suoni dal Pakistan all’Africa creata per supportare il festival WOMAD di Peter Gabriel

Ecco il risultato, gli album preferiti di Eddie Vedder:

The Jackson 5 – The Thrid Album
The Beatles – The Beatles (White Album)
The Who – Tommy
Ramones – Road to Ruin
Talking Heads – More Songs About Buildings and Food
Various – Music and Rhythm
Sonic Youth – Daydream Nation
Jim O’Rourke – Insignificance
Fugazi – 13 Songs
Soundgarden – Screaming Life / Fopp
Mudhoney – Mudhoney
Tom Waits – Nighthawks at the Diner
Pixies – Surfer Rosa

Foto

Video

Concorsi

WEBRADIO tutte

webradio Virgin Radio Rock '70
 
Virgin Radio On-Air
 
ROCKSTAR: ROLLING STONES
 
ROCKSTAR: BON JOVI
 
Webradio Virgin Radio Rock Alternative
 
Virgin Rock Hits
 
ROCKSTAR: QUEEN
 
Virgin Radio Rock '80
 
ROCKSTAR: GUNS N' ROSES
 
Virgin Radio Classic Rock
 
Virgin Radio Rock '90
 
Virgin Radio Hard Rock
 
Virgin Radio Rock 2K
 
Virgin Radio Rock Ballads
 
ROCKSTAR: PINK FLOYD
 
ROCKSTAR: AC/DC
 
ROCKSTAR: OASIS
 
Virgin Radio Rock Party
 
ROCKSTAR: AEROSMITH