Questa volta però, a differenza di quanto fatto con “All That You Can’t Leave Behind” (2000) e “How To Dismantle An Atomic Bomb” (2004) Bono&Co. gli U2 sono riusciti a realizzare un album più ispirato e intenso. Un bel disco rock fatto da alcune ottime canzoni (“Magnificent”, “No line on the horizon”, “Get on your boots”, “Unknown caller”, “White as snow”, “Cedars of Lebabon”) e altre meno (“Moment of surrender”, “FEZ – being born”).
Rimane un rammarico, e qui entrano in gioco i collaboratori di Bono, Edge, Larry e Adam. È stata una scelta saggia rimettersi nelle mani di quei due ‘volponi’ di Brian Eno e Daniel Lanois che sono sì i responsabili di alcune delle più belle pagine della storia del rock scritta dai quattro irlandesi (“Achtung Baby” - 1991, “The Joshua Tree” - 1997, “The Unforgettable Fire” - 1984) ma che oggettivamente paiono essere rimasti aridi di idee e molto conservativi nella produzione?
Viene più di un rammarico a pensare come avrebbero potuto suonare i pezzi registrati con Rick Rubin e poi, all’ultimo, messi in un cassetto.
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