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E' il lavoro che fa per te?

Come fare a valutare se si svolge l'attività giusta

E' il lavoro che fa per te?

Lo stress da lavoro è una delle cause più frequenti di disturbi di diverso tipo. Dalle somatizzazioni fino a vere e proprie patologie, la vita professionale a volte può inficiare anche l'intera esistenza di una persona.

E, mentre per gli uomini lo stress arriva dall'ansia di salire i gradini del prestigio, per le donne i problemi più comuni sono il rapporto con i colleghi, la figura di un capo non proprio modello, il rientro al lavoro dalla maternità, la conciliazione casa-famiglia, l'accettazione passiva di un impiego che non soddisfa. Relativamente a quest'ultimo punto, forse c'è ancora spazio per i sogni e per progettare un futuro diverso. Ecco i segnali a cui fare attenzione.

Al mattino sei sempre stanca - Se al risveglio sei costantemente di pessimo umore, forse non è colpa della sveglia ma di ciò che andrai a fare per ore e ore di seguito. Non tutti i lavori possono essere amati alla follia ma è altrettanto vero che recarsi ogni giorno in un luogo che si percepisce come una prigione non è certo il modo migliore per assicurarsi una vita serena e piena. Cerca, quindi, di capire se è proprio la vita d'ufficio a renderti così stanca e apatica, oppure se le cause sono da ricercarsi altrove. Vale la pena di dedicare un po' di tempo a questo tipo di auto-osservazione.

Apri gli occhi e hai l'ansia - Svegliarsi e, ancora a letto, elencare mentalmente tutto ciò che devi fare dal mattino alla sera. Condizione comune a moltissime donne, questo tipo di ansia è in parte "biologica". Ma quando diventa eccessiva e si tramuta in mal di pancia, tachicardia, attacchi di panico o mal di testa, è bene mettere uno stop al flusso di pensieri ansiogeni e riorganizzare la propria vita. Il lavoro giusto è quello che lascia spazio per respirare, riflettere e subire anche per una sana noia (apparentemente) improduttiva. Se l'occupazione riempie ogni piccolo spazio della mente va valutato un cambiamento. Quest'ultimo può tradursi in un percorso di psicoterapia, nella contrattazione di un nuovo orario di lavoro o semplicemente nella ricerca di un nuovo impiego.

Attenzione alle aspettative - Ciascuno di noi, per quanto abbia goduto di buoni genitori, è stato soggetto alle aspettative di famiglia, amici e insegnanti durante l'infanzia. Questo tipo di pressione, più o meno esternata, influenza notevolmente l'adultità e le scelte che ci si ritrova a compiere. Un caso emblematico è quello di chi accetta un lavoro prestigioso ma infelice per soddisfare le aspettative dei genitori, del partner o della società. Il convincimento tipo si esprime in questa affermazione "Un lavoro del genere non si può rifiutare". Tale certezza può essere vera solo se l'impiego in questione è ciò che si desidera fare, ciò che ci rende felici. La storia è piena di donne che hanno lasciato posizioni di prestigio e potere per aprire un agriturismo, un chiosco di fiori, una pasticceria... e sentirsi finalmente felici e appagate.

Lavoro e famiglia, il cruccio delle donne - Le mamme lavoratrici in Italia non hanno vita facile: è un dato oggettivo. Il mondo del lavoro, senza considerare mobbing e odiosi casi limite, pretende il doppio da una madre lavoratrice. Come se lavorare duramente fosse un privilegio per cui dover dimostrare continuamente di essere all'altezza, di meritarsi tale opportunità. Lavorare in questa maniera rappresenta di per sé un notevole stress e non è sano. Dall'altra parte, invece, c'è la famiglia italiana tipo: mariti latitanti, figli verso i quali ci si sente in colpa, mancanza di sostegno per la donna, affidamento esclusivo a reti familiari (nonni e parenti) che esercitano una certa pressione psicologica sulle madri (se non veri e propri ricatti emotivi). Le donne, spesso, sono bravissime a gestire tutto mantenendo l'equilibrio. Ma una situazione di continua morsa, tensione e apnea non può protrarsi in eterno e, soprattutto, non è sana. Rimettersi alla ricerca della felicità, valutando se il lavoro che si fa sia quello giusto o meno, è fondamentale. Il diritto alla serenità e al "respiro" è di ogni mamma, di ogni donna e di ciascun essere umano. Il lavoro giusto non è quello che comprime la persona in un sottovuoto di sensi di colpa e surmenage disumano.

Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/

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VIRGIN DANKO JONES 07-09-2017
 

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