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Il social cooking approda anche in Italia

Aggiungi un posto a tavola che ... può diventare un vero business!

Il social cooking approda anche in Italia

Ecco come nasce un nuovo social: sono bravo a fare da mangiare, ho una casa accogliente e pulita e vorrei conoscere nuovi amici, magari guadagnando anche qualche soldo extra. 

Gli analisti più importanti la hanno già definito la nuova frontiera della sharing economy ed in Italia si è appena affacciato: dopo la condivisione dell'auto (blablacar) e del proprio sofà di casa (airbnb), è arrivato il momento di condividere la propria cena, come anche la fase di preparazione. 

Ne parlano anche i giornali italiani ormai e di seguito vi riportiamo un estratto dell'articolo pubblicato su corriere innovazione lo scorso 31 agosto (Massimo Del Barba).

Ti senti un cuoco o un ospite?
Accedere alla community sembra piuttosto facile: ci si iscrive e si decide se proporsi come cuoco o come ospite. Nella seconda ipotesi si va quindi alla ricerca dell’evento più vicino a casa (o al proprio albergo, se siete in vacanza). Ad esempio, su Bookokal, Giorgia propone a Milano una cena a 28 dollari che ha lo zafferano come file rouge delle tre portate (poteva mancare il risotto alla milanese?). Ad Agrigento, invece, Eugenio sfodera alla community di EatWith una tipica cena siciliana a 23 euro, mentre se volete assaggiare la cucina piemontese potete recarvi a Borgomanero, in provincia di Novara: lì ci sarà la cucina di Bri & Mag ad accogliervi. Per una cena romana, invece, basta andare su VizEat e prenotarsi da Maria Laura e Barbara: omelette ai carciofi e rigatoni alla gricia sono assicurati.

Il turista? In cucina
A convincere gli utenti — come del resto lo è stato per Airbnb — è soprattutto l’informalità del servizio. Il turismo cambia forma e chi viaggia è sempre di più alla ricerca di un’emozione: cosa c’è di meglio che vivere la cultura del posto entrando nelle cucine di chi in quel posto ci vive? EatWith oggi conta circa 500 cuochi in trenta diversi Paesi, mentre VizEat oltre mille ospiti in cinquanta Nazioni. I gestori delle app guadagnano una percentuale su ogni transazione, ma il grosso del ricavo rimane a chi si è dato da fare con le padelle, tanto che per qualcuno fare il cuoco part-time è diventato una specie di secondo lavoro. Il che, di certo, non fa piacere ai ristoratori (come Airbnb non ha fatto felici gli albergatori). Ma frena Angelo Rossini, ricercatore di Euromonitor interpellato dalla Bbc: «Questa formula — spiega — è più assimilabile a una cena con amici e non credo possa impattare i conti dei ristoranti». Sulla stessa linea Jean-Michel Petit, co-founder di VizEat: «I turisti, durante il loro viaggio, magari sceglieranno questa possibilità una o due volte. E per il resto della loro vacanza andranno al ristorante». Insomma, il messaggio è chiaro: nella smart economy c’è posto per tutti. Anche a tavola, se si sanno usare bene i fornelli.

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VIRGIN DANKO JONES 07-09-2017
 

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