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7 dicembre – 13 dicembre

Foo Fighters - Saint Cecilia

Il brano della settimana sulle frequenze di Virgin Radio è il nuovo singolo della band di Dave Grohl

Foo Fighters - Saint Cecilia

Il brano della settimana sulle frequenze di Virgin Radio è Saint Cecilia, il nuovo singolo dei Foo Fighters estratto dall’EP pubblicato a sorpresa dalla band di Dave Grohl lo scorso 23 novembre e disponibile in download gratuito sul sito del gruppo.

Saint Cecilia EP è stato registrato ad Austin, in Texas, città dove è nato il concept di Sonic Highways, in un piccolo hotel trasformato in sala di registrazione. L’albergo si chiama proprio Saint Cecilia in onore della santa patrona della musica. Un progetto iniziato a ottobre di quest'anno per ringraziare il mondo intero per questi ultimi due anni e come celebrazione della vita e della musica.

Ecco la lettera scritta da Dave Grohl per accompagnare l’uscita del progetto:

Hey.
Grazie.
Per davvero.
È stato ad Austin, Texas il 14 marzo 2013, all’ultimo show dei Sound City Players che mi è stato donato un piccolo ma molto importante – e forse profetico - regalo dai produttori del mio documentario Sound City, Jim Rota d John Ramsay.Un taccuino vuoto, con una nota che diceva qualcosa come “Congratulazioni per tutto , Sound City.....ora mettetevi al lavoro sul prossimo progetto!” È stato il modo più bello per concludere qualcosa che avrei tanto voluto durasse per sempre: con un nuovo inizio. 
L’idea che sta alla base delll’album e della serie the Sonic Highways è nata proprio allora e in quell’occasione, in un piccolo camerino circondato da montagne di birre Lone Star e barbecue Stubbs. 8 canzoni, 8 città, 8 studi di registrazione, e il road trip musicale della vita. Togliere i Foo Fighters dalla loro zona di sicurezza e mettere in discussione il processo creativo da cima a fondo, ha infuso nuova vita nella band, e ci ha fatto intraprendere un viaggio che senza alcun dubbio ha superato qualunque nostra aspettativa. Ed ora ci ha portato qui. Ad un’altra bellissima conclusione.

Dunque, da dove inizio?

Dobbiamo tutto a Mexico City.

Alla loro totale insaputa, le persone che hanno partecipato ai due concerti di dicembre 2013 al Foro Sol Stadium ci hanno aiutato a finanziare le riprese e la registrazione di buona parte del progetto Sonic Highways. Sono state la miccia che ha acceso questo piccolo petardo. Senza quei concerti, molti avrebbero potuto rimanere per sempre all’oscuro delle storie di vita incredibili e ricche di ispirazione di Buddy Guy, Steve Albini, Ian Mackaye, Tony Joe White, Zac Brown, Dolly Parton, Roky Erickson, Gary Clark Jr, Bruce Pavitt, Fred Drake, Terry Lickona, Joan Jett, Steve Rosenthal, Nora Guthrie... una lista troppo lunga da condividere qui. Ma, oltre ad aver dato alla nostra band l’equivalente di un anno di università del rock and roll all’estero, hanno dato al mondo il regalo più inestimabile: l’Ispirazione. Quindi… Gracias a todos, Mexico... non lo avremmo potuto fare senza di voi.

Poco dopo, la nostra disorganizzata crew di vagabondi andava inciampando di città in città, da costa a costa, bevendo ogni goccia di cultura al 100% Americana che eravamo in grado di spremere. Ballare in una parata di bande di ottoni a New Orleans, stendersi sotto le stele del deserto di Joshua Tree, camminare lungo le strade di Chicago a -30°... è stato un sogno Americano diventato realtà. La nostra unica responsabilità era quella di condividerlo con voi, e alle persone coraggiose di HBO è bastato questo per darci fiducia. (molto liberamente, aggiungerei.) Fede cieca? Forse. Ma senza Nina Rosenstein, non saremmo le persone che siamo oggi. Guardando indietro, ci ha dato qualcosa di incommensurabilmente generoso: alcuni dei ricordi più grandiosi delle nostre vite. Queste persone e questi luoghi di cui abbiamo fatto esperienza hanno riempito i nostri cuori... e in sostanza le nostre canzoni. Quindi, grazie, Nina. Ti siamo debitori. Ma, in quel momento, non avremmo mai immaginato, neanche nei nostri sogni più pazzi, i 23 vorticosi mesi che ci aspettavano. Abbiamo semplicemente messo un piedi davanti all’altro, e continuato ad andare avanti...

Devo ammetterlo, non ho mai guardato la nostra tabella di marcia. Ero troppo spaventato. Sapevo che questa era la nostra grande impresa. Si parlava di stadi, e di anniversari, e di show TV. Sud Africa, Korea, Colombia. Letterman e Glastonbury. Sembrava tutto troppo bello per essere vero! Ma, come sempre, abbiamo tenuto la testa bassa e provato ad apprezzare ogni singolo attimo mentre fuggiva. Perché realizzi che nulla di tutto questo era stato previsto. Mai. Mentre ci avvicinavamo al nostro ventesimo anniversario, era difficile non guardare indietro a tutti quegli anni e sorridere mentre ci stringevamo le mani con meraviglia ed incredulità. Dal tour nel van con Mike Watt nel 1995, all’RFK stadium a Washington DC (il concerto nella mia città natale) del 4 luglio 2015...questi punti non si connettono necessariamente nella vita reale, capite? Se ci penso rimango ancora di sasso. Ma il bottino di queste fortune non è perso. Diamo valore ad ogni evento. Anche ai disastri.

Una pausa fortunata? Sì, potete chiamarla così. Gothenburg ci ha ricordato improvvisamente che la vita è breve, e che siamo tutti qui per viverla insieme, non importa quali avversità bisogna affrontare. (La musica! Il rimedio perfetto!) Certo, settimane e settimane passate trascinandomi per le stanze d’albergo sul fondoschiena con una gamba ingessata, cercando di fare la valigia da solo prima della lobby call è diventato rapidamente una cosa logorante. Ma, come sempre, ho semplicemente messo un piede davanti a… beh, sempre lo stesso per un po’ di tempo …

E poi tutto è cambiato. L’energia. L’atmosfera. IL TRONO. Non ero più spaventato all’idea di guardare la tabella di marcia, ci ero incollato. La sfida che abbiamo affrontato da allora in poi è diventata più una missione, o una provocazione, se volete. E si è visto.  Il sorriso di Pat è diventato addirittura più grande (un barometro infallibile di tutto), gli assoli di Chris sono diventati persino più veloci (grazie a Dio qualcuno sa cosa stanno facendo là su quel palco), Le movenze di Nate sul palco più provocatorie (l’ho notato una volta alla mia sinistra), e la batteria di Taylor… beh.. è diventata più rosa.  Ma non senza l’aiuto di un sacco di quei gran lavoratori che alcuni potrebbero chiamare la road crew dei Foo Fighters  (noi preferiamo riferirci a loro come ad una famiglia, in un senso molto simile alla Famiglia Manson…) Alla fine è a loro che va la gran parte del merito se questo vecchio tendone da circo è rimasto in piedi per gli ultimi 6 mesi. Quindi, brindiamo a loro con una buona e calda Coca stasera. Sono i figli di p*****a che lavorano più duramente in questo affare. Alla salute. 

E così siamo andati avanti. Qualunque stanchezza era ricompensata da un’esplosione di energia ogni volta che il sipario saliva. Ogni sofferenza era ripagata dall’adrenalina di migliaia di voci che cantavano insieme.  Ognuno di voi ci ha tenuti in vita per un po’ su quel palco. Una sera, mentre sentivo di essere arrivato al capolinea, ho realizzato che queste poche ore che condividiamo ogni sera erano qualcosa come una pesante coperta sotto cui rifugiarsi. Potevo sempre far affidamento sul tempo che trascorriamo insieme per arrivare alla fermata successiva. Ancora, ed ancora. Da Chicago a Cesena.

Detto questo… siamo sempre stati abbastanza bravi a capire quando dire basta. Semplicemente … lo sai. Hai quella sensazione che, se non stai attento, rimarrai senza briciole per trovare la via di casa, e rimarrai perso nel bosco per sempre. Questa sensazione mi ha colpito alcuni mesi fa, si è avvicinata silenziosamente e mi ha  battuto sulla spalla come per dire Hey, non trascorrerlo tutto in un posto, stronzo. Un promemoria che ti fa tornare sobrio ricordandoti che tutte le cose belle devono finire. Certamente … avremmo potuto andare avanti. Dopotutto, siamo arrivati sin qui, giusto? Cosa sono altri 20 anni?

In quel periodo siamo arrivati ad Austin, Texas per l’Austin City Limits Festival. Un concerto enorme, due weekend e centinaia di artisti, sarebbero state alcune delle nostre ultime performance americane per questo album. C’è un certo sollievo dolceamaro in questo. Da una parte, metti sotto la tua ala queste esperienze monumentali mentre ti prefiguri la vita al di fuori di un tour bus. Dall’altra, temi che l’eccitazione e la gioia di condividere musica con la gente di tutto il mondo ti lasceranno come una conchiglia vuota quando se ne saranno andate. Diventano il tuo tutto. E questo è terrificante.

L’Hotel Saint Cecilia, che prende il nome dalla santa patrona della musica, è conosciuto come un “lussurioso rifugio dal mondo”. E, credetemi, lo è! 14 camere ed un piccolo bar, nascosto tra gli alberi in un movimentato quartiere di Austin Mentre il nostro van accostava nella notte del 30 settembre 2015, sono stato colpito da un’idea improvvisa: registrare alcune canzoni nei giorni liberi da regalare al mondo come ringraziamento per gli ultimi 2 anni. Sebbene ci sia uno studio di livello mondiale proprio dall’altra parte della città (Arlyn Studios, dategli un’occhiata), il manager dell’hotel, Jenny, ci ha proposito di registrare nell’albergo. Un’offerta generosissima, ma irrealistica. E tuttavia, dopo averci rimuginato un po’ di volte, aveva perfettamente senso! Tornare nella città in cui tutta l’idea di Sonic Highways era nata, portare il nostro equipment un’ultima volta in una stanza che non era mai stata concepita per essere uno studio di registrazione alla Sonic Highways, e fare della musica! Fato? Destino? Ero  troppo stanco per deciderlo, così sono andato a dormire, mi sono svegliato  la mattina dopo, e ho cominciato a fare alcune telefonate...

Alle 6 del pomeriggio del giorno dopo, l’ufficio era stato trasformato in una control room e il bar era disseminato di microfoni e cavi. Gli amplificatori erano nella cucina. La batteria di fronte al caminetto. Un instant studio, grazie al leggendario Kevin Szymanski! (Quegli strani computer sono piuttosto utili! Dovremo averne di più la prossima volta…)

Furono preparati dei Margarita, gli amici vennero a farci visita, il sole calò e ben presto cominciammo a fare abbastanza rumore da portare i vicini ad iniziare a bere con noi. Furono buttati lì riffs e idee, canzoni che erano state perse per la strada nel corso degli anni, e alter che erano rimaste da finire. Come una retrospettiva musicale, stavamo attraversando decenni di canzoni che nessuno ha mai sentito, pezzi lasciati fuori da ogni album. Il nostro album di ritagli sonoro. (The Neverending Sigh ha 20 anni! Per i fan più irriducibili, un tempo si chiamava 7 Corners…) Senza l’abituale pressione o le aspettative che accompagnano la realizzazione di un album, ci siamo seduti felici e rilassati mentre suonavamo.  Una “This Is Your Life” virtuale dei Foo Fighters. È stato fantastico, ma ancora una volta, dolceamaro, sapendo che tutto sarebbe presto arrivato ad una conclusione.

A mezzanotte, la Preservation Hall Jazz Band era arrivata, e la session si è totalmente trasformata in un party. Le chitarre sono state abbandonate a favore dei fiati e la stanza ha cominciato ad oscillare (girare?). la gente ballava tra i cavi ed i microfoni, dietro il bar, ed a suonare chitarre acustiche nel patio. Danny Clinch ha fatto quello che fa Danny Clinch, catturando quei momenti in fotografie bellissime tra i cocktail. Gary Clark Jr. sedeva nel patio alla luce delle candele, improvvisando con gli amici da un divano. Mentre le ore passavano, l’atmosfera aveva raggiunto esattamente ciò che dovrebbe essere ogni esperienza di registrazione: una celebrazione. “Registrate sempre! Registrate sempre!”, ha detto Jack Black in quel famigerato episodio di Tenacious D di anni fa. Mai parole più vere furono dette. Perché potresti semplicemente perdere qualcosa che non recupererai mai più. Momenti che capitano una volta nella vita Al termine di quel weekend, avevamo registrato 5 canzoni in quella piccola stanza.

Il secondo weekend è trascorso registrando le voci e le chitarre nella mia camera da letto, la stanza 4.Altri amici, altri margarita, un fuoco nel caminetto. La favolosa Cambria Harkey è arrivata, imbracciando la sua macchina fotografica per garantire che non era tutto un sogno. La veranda era in fermento mentre provavo le line vocali in bagno, entrando e uscendo per ascoltare i take precedenti. Il tavolo del caffè è diventato un ammasso di pedali per chitarra e testi scarabocchiati, bottiglie di birra e posaceneri. Ad un certo punto, una faccia familiare è entrata e ha detto , Dave... sono Ben Kweller... Erano passati anni! Un ragazzo così pieno di talento. Ci siamo abbracciati, ho premuto play per ascoltare l’ultimo take vocale, e lui ha istintivamente cominciato a cantare l’armonia perfetta per il mio verso. Senza esitazione, ho immediatamente detto, Porta il tuo c**o qui e cantalo subito. Così ha preso quel foglio di cancelleria d’albergo macchiato di caffè con i miei versi scritti sopra the coffee ed ha sfornato la sua parte in due gloriose registrazioni. Registrate sempre, signore e signori. Registrate sempre. La notte è svanita, gli amici e le famiglie si sono dispersi, ed io mi son addormentato con il mio amplificatore ancora acceso ai piedi del letto.

È stato a dir poco straziante lasciare quel posto. Onestamente mi sento come se avessimo lasciato un pezzo della nostra band là mentre venivamo strappati via. La perfetta unità di vita, amore e musica è qualcosa che si verifica raramente e in certe circostanze. Quando la senti arrivare, la devi afferrare. Quel posto e quelle persone hanno permesso alla nostra band di prendere un unico, grande, respiro finale prima che il sipario si chiudesse. Fortunatamente, abbiamo la prova di tutto questo in quelle canzoni che stiamo condividendo con voi oggi. Grazie, Saint Cecilia. Ci hai fatto sentire a casa.

E, la musica? Forse queste canzoni sono le briciole di pane che ci aiuteranno a trovare la strada del ritorno quando sarà il momento. Adesso potremmo piacevolmente vagare nel bosco. Un altro taccuino vuoto, un altro colpetto sulla spalla...queste cose non sono mai troppo lontane. È quello che c’è davanti a noi nel bosco che mi riempie di eccitazione ora...

Così stasera, mentre me ne sto seduto nella mia camera d’albergo a Berlino nel nostro ultimo tour per quest’album, facendo il conto alla rovescia dei giorni che mancano prima di tornare a casa, non posso evitare di domandarmi quando ci rivedremo. Chi lo sa? Ma, per tutto quello che riguarda i Foo Fighters, sarà solo nel momento in cui sentiremo che è giusto. Ed è una sensazione facile da provare.

A ciascuno e a tutti voi che avete reso gli ultimi anni i più belli mai vissuti dalla nostra band, grazie. Ci avete dato così tanto, e ve ne saremo eternamente grati.

Per davvero.

Un piede davanti all’altro....
Dave Grohl

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