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Rock News

AC/DC e il caso Bon Scott: nuove verità sulla morte del frontman raccontate in un libro

Il giornalista Jess Fink racconta l’ultimo periodo di vita del rocker e commenta la sostituzione Johnson/Rose: troppo frettolosa

AC/DC e il caso Bon Scott: nuove verità sulla morte del frontman

È appena uscito il libro "Bon: The Last Highway", che ripercorre gli ultimi anni di vita del primo frontman degli AC/DC, attraverso una dettagliata ricostruzione. In occasione della pubblicazione dell’opera, il giornalista londinese Jesse Fink ha rilasciato una lunga intervista in cui avanza ipotesi alternative riguardanti la morte di Bon Scott.

La rockstar sarebbe stata indispensabile nel processo creativo che ha portato alla composizione di "Back in Black", contrariamente a quanto si pensava in passato, associando la composizione del disco alla scomparsa del frontman.

"Molti dei giornali che hanno riferito la notizia della sua morte non riportavano nemmeno il suo nome, perché dopotutto non era importante: all'epoca non era considerato così rilevante come oggi, era solo un'altra rockstar morta".

Queste le parole di Fink, il quale ha sottolineato come le indagini sulla morte di Scott sarebbero state svolte in maniera sommaria ed eccessivamente frettolosa, il cantante, infatti, sarebbe deceduto per overdose di eroina ma la polizia non ha dato la giusta importanza al caso. Inoltre Fink aggiunge:

"Gli aprirono lo stomaco, ci trovarono mezza bottiglia di whisky, e sul referto dell'autopsia scrissero: intossicazione da alcol".

Il giornalista di Londra ha poi descritto, con minuzia di particolari, l’ultimo periodo del cantante prima della morte:

"Era depresso, parlava seriamente quando diceva di voler lasciare la band. L'impressione che ho avuto, parlando con le persone che li hanno conosciuti in quel periodo, è che Angus e Malcolm Young non provassero granché nei suoi confronti. Per loro Bon era solo un altro degli impiegati che lavoravano per la loro società, così come lo è stato Brian Johnson. Loro hanno sempre pensato che chiunque non si chiamasse Young, nel gruppo, fosse rimpiazzabile".

 Ma Bon era forte e teneva duro, nonostante le avversità di quei mesi. Lo dimostra il testo del brano 'You Shook Me All Night Long', la cui paternità viene attribuita proprio a lui, sempre stando a quanto affermato da Fink e da Doug Thaler, il booking agent americano del gruppo, e grande amico di Scott.

Pare che il testo fosse stato concluso da Scott poche ore prima di morire, in uno studio londinese. Si dice che quella sera chiamò Silver, la ragazza con cui usciva quando si recava nel Regno Unito, e le disse: 'Silver, ho finito il testo. Vieni, usciamo a festeggiare'.

Fu l’ultima notte di Bon Scott: poche ore dopo sarebbe stato rinvenuto il suo cadavere in una Renault 5 al 67 di Overhill Road, a East Dulwich, a sud di Londra.

Infine, a proposito dei fratelli Young, Fink commenta:

"Non penso siano cattive persone. Solo hanno un'idea tutta loro di come trattare la gente. La verità è che gli AC/DC, specie negli ultimi anni, sono diventati qualcosa di più che un semplice gruppo: sono una ricchissima operazione commerciale guidata da due insensibili scozzesi/australiani".

La cosa che, però, Fink non ha ben digerito è il trattamento riservato a Johnson:

"Fa impressione quanto poco ci abbia messo Angus a trovare un rimpiazzo e andare avanti. E' stato quasi istantaneo”.

Nessuna pausa di riflessione, nessuna dichiarazione a riguardo. Tutto sarebbe accaduto troppo rapidamente, tanto che il giornalista parla addirittura di distruzione dell'eredità del gruppo. Il suo commento in merito è piuttosto secco e lascia poco spazio agli equivoci:

“E' molto triste, perché ero davvero convinto che avrebbero potuto andare avanti ancora per molti anni, ma alla fine ha mandato tutto a puttane".

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