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Chris Cornell: l'intervista esclusiva di Virgin Radio. Ascolta l'audio

Giulia Salvi ha incontrato il leader dei Soundgarden per una chiaccheirata a 360°

Chris Cornell

Ecco l’intervista della nostra Giulia Salvi a Chris Cornell realizzata pochi minuti prima del concerto di Milano al teatro degli Arcimboldi.

Iniziamo parlando della tua persona: sei stato uno dei protagonisti principali di tutta la scena grunge statunitense. Come la vedi ora quella scena? Esiste ancora? È cambiata? Se sì, in cosa?
"Se parliamo della scena rock vera e propria, si è evoluta anche per quanto riguarda la produzione e i suoni grazie alle nuove tecnologie. Ovviamente ci sono delle nuove voci. Il tutto ora è un po’ influenzato dalla tensione politica mondiale, così come però accadeva allora. Quindi non so se si possa parlare di un cambiamento vero e proprio. È un po’ assurdo, ma negli USA negli anni ’90 il nuovo rock, un po’ come il punkrock, ma su scala più larga, era diventato la musica del popolo. Oggi non è così, appartiene solo ad una percentuale. L’hip hop è la musica della gente. Tutti ora diranno che non è rock nel vero senso del termine, ma secondo me, laddove c’è un ragazzino che scrive e registra, racconta la propria storia, i propri sentimenti riguardo al suo posto nel mondo, ecco, quello per me è più rock di una situazione con un batterista, un chitarrista e un bassista. Forse la più grande differenza è dove si ascolta la musica, come la si scopre. Non abbiamo più un solo canale tv musicale, come lo era MTV (i programmi cambiavano da nazione a nazione, ma era comunque globale). Con essa, tutti guardavano la stessa cosa e questo non c’è più, perciò diventa molto difficile che ci sia una scena globale e che tutti ne vengano coinvolti. La musica è in costante cambiamento, ma non c’è un genere preciso su cui concentrarsi e che possa essere definito un vero e proprio movimento musicale. Ci sono ancora dei movimenti, ma sono più piccoli".

A questo punto della tua carriera pensi di aver raggiunto la maturità come musicista, o senti ancora il bisogno di dover imparare qualcosa di nuovo? In quale ambito ti piacerebbe sperimentare qualcosa di nuovo?
"Non sono del tutto sicuro che ci siano dei veri e propri ambiti, ma c’è sempre la tendenza a voler scoprire qualcosa di nuovo, senza però sentirsi obbligati a rinnegare e allontanare il passato. È quello il bello dello scrivere canzoni: reagire e fare qualcosa che non hai mai fatto prima. A volte hai delle specie di apparizioni, nelle quali immagini che sia stato fatto un disco che non hai fatto tu, o che non hai ascoltato, a volte si tratta anche solo di una canzone. Sono d’accordo con Bob Dylan quando dice che un artista in generale debba sempre osservare e tendere a qualcosa, e fino a quando sarà in grado di farlo andrà tutto bene. Lo scopo non è quello di arrivare da qualche parte e dire: ‘Ehi, sono qui, ho fatto questo, ora so chi sono, so come si scrive una canzone/dipinge un quadro e farò questo per sempre!’. L’obiettivo non è quello, ma essere sempre alla ricerca di qualcosa, altrimenti che senso ha?".

'Higher Truth' è il tuo ultimo capitolo solista. Cosa è successo nella tua vita negli ultimi anni che ti ha reso così prolifico, tenendo conto anche il ritorno dei Soundgarden?
"Un sacco di cose… 13 anni fa ho incontrato mia moglie Vicky e ho dato un taglio ad uno stile di vita terribile. Questo cambiamento mi ha permesso di incontrarla e di avere una relazione con lei diversa da tutte le precedenti, una relazione sana. Quello è stato un periodo di cambiamento totale e lei mi ha supportato su tutto ciò che ho fatto come songwriter, come artista, come membro di una band... In qualche modo la nostra relazione e i nostri figli sono una parte di come sono oggi e del mio essere songwriter e musicista. Questo è stato un fattore enorme. L’altra ragione del mio essere prolifico, onestamente, è stata l’astensione dall’alcol, perché mi rallentava. Da alcolista ho scritto comunque un sacco di dischi e di canzoni, ma soprattutto il periodo di 'Euphoria Morning' (periodo in cui stavo crescendo moltissimo artisticamente) è stato difficile a causa degli ostacoli dovuti al bere costantemente. Mi alzavo, andavo in studio e le prime tre ore le passavo in hangover. Era come fare le tue solite cose con un’influenza continua, con la febbre. Ciò che ha senso quando hai la febbre, non ne ha più quando gli effetti della febbre svaniscono. E io non sono mai stato qualcuno che scrive canzoni sotto l’influenza di qualcosa: quando mi è successo, il giorno dopo l’ho trovato orribile. Anche quello è un fattore: l’essere felice a livello familiare e personale, ma anche l’essere sano".

Quali sono le differenze nel tuo approccio alla musica da artista solista e da membro di una band? C’è un bisogno di libertà nel prendere decisioni senza il parere altrui o è solo un modo di esprimere un altro lato della tua personalità?
"Riguarda un lato della personalità, è solo un modo per avere una visione artistica diversa da ciò che potrebbe non addirsi alla mia band, ma che invece potrebbe essere possibile col mio percorso solista. Ad esempio coi Soundgarden tutti noi portiamo all’interno qualcosa che ci influenza nella nostra esperienza esterna, e questa è una cosa sana e normale. Ci sono aspetti di ciò che faccio adesso, qui, che hanno influenzato il songwriting nei Soundgarden. Certamente si tratta di due diversi approcci. L’idea che ho di come dovrebbe suonare una canzone o un album dei Soundgarden si evolve, ma è separata da tutto. La stessa cosa vale per la carriera solista. Un caso a parte era David Bowie: era quello che era, ovvero, l’unica certezza che avevi riguardo alla identità è che sarebbe cambiato del tutto, sarebbe stato quel personaggio per un po’ e poi basta".

Qual è la ‘Higher Truth’ che stai cercando?
"
Non so se la sto cercando per forza, ma l’atteggiamento che per me prevale in quel concetto è la semplicità, una verità che sta nelle nostre conoscenze. Non è qualcosa che ci deve trovare qualcun altro, qualcosa che sta in un libro: è semplicemente essere chi siamo, essere degli esseri umani, coinvolti nella vita di tutti i giorni all’interno del nostro mondo così com’è. Esserne coscienti invece di negarlo, invece di credere che ci sia qualcun altro o che accadrà qualcosa dopo la nostra morte".

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