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I Green Day e il ventennale di Dookie

Billy Joe Armstrong ricorda la genesi dell’album che nel 1994 cambiò il mondo del punk rock

I Green Day e il ventennale di Dookie
Il primo febbraio del 1994 i Green Day pubblicarono Dookie, il loro terzo album, dopo 39/Smooth e Kerplunk, che grazie a tracce come Basket Case e When I Come Around, segnò uno spartiacque nel mondo del rock facendo di fatto emergere il punk anni ’90 dall’ambiente della musica underground e trasformandolo in un fenomeno mondiale. A vent’anni da quella release, Rolling Stone ha intervistato il frontman della band Billie Joe Armstrong che ha parlato della genesi di quel disco fondamentale per la loro carriera. ‘A quel tempo – ha raccontato Armstrong – volevo solo scrivere canzoni di cui potessi essere orgoglioso e che potessi ancora suonare dopo cinque anni. Dopo aver preso l’anticipo della Reprise Records – l’etichetta parte della Warner che produsse il disco – pensai: ok, registriamo questa cosa e vediamo di essere sicuri che ci avanzi qualche soldo, così, in ogni caso, potremo pagare l’affitto’. Dookie Altro che affitto… Dookie divenne un autentico successo, raggiunse in un amen il doppio disco di platino e al momento ha venduto qualcosa come 16 milioni di copie in tutto il mondo. ‘Molti nostri fan - continua Armstrong – ci ricordano ancora quando asciltarono per la prima volta Basket Case. Questo è tutto ciò che volevo, che la gente fosse affezionata a quella musica con la stessa passione che ci avevo messo io per scriverla’. Per Armstrong, uno dei segreti del disco è stata l’assoluta libertà avuta in studio. ‘La prima traccia che incidemmo fu Burnout. Eravamo eccitati, come ragazzini in un negozio di caramelle. Ma Mike (Dirnt, il bassista) e Tré (Cool, il batterista) erano tosti: quell’album è stato il più tosto che hanno mai suonato. Eravamo pronti, non volevamo essere una di quelle band che resta bloccata in studio. Avevamo sentito di etichette che dicevano alle band ‘state sbagliando, tornate in studio e rifatelo’. Storie orrende sullo spendere un sacco di soldi nella registrazione. Noi, invece, eravamo del tipo: Che si fottano, registreremo e la chiuderemo qui’. Dopo vent’anni, possiamo dire che quello è stato l’atteggiamento giusto.

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